“Norma” – Act 2

by Vincenzo Bellini libretto (Italian)


ATTO SECONDO
Scena prima
Interno dell’abitazione di Norma. Notte

Introduzione
 
NORMA
Dormono entrambi! non vedran la mano
che li percuote...Non pentirti, o core,
viver non ponno; qui supplizio, e in Roma
obbrobrio avrian, peggior supplizio assai,
schiavi d’una matrigna! Ah no! giammai!
Muoiano, sì. Non posso avvicinarmi:
un gel mi prende e in fronte
mi si solleva il crin. I figli uccido!
Teneri figli, essi pur dianzi
delizia mia, essi nel cui sorriso
il perdono del ciel mirar credei.
Ed io li svenerò? Di che son rei?
Di Pollion son figli:
ecco il delitto. Essi per me son morti:
muoian per lui,
e non sia pena che la sua somigli.
Feriam!...Ah! no...son i miei figli! miei figli!
Olà, Clotilde! Vola.
Adalgisa a me guida.
 
CLOTILDE
Ella qui presso
solitaria s’aggira, e prega e plora.

NORMA
Va! Si emendi il mio fallo, e poi...sì mora!

ADALGISA
Mi chiami, o Norma?
Qual ti copre il volto tristo pallor?

NORMA
Pallor di morte!
Io tutta l’onta mia ti rivelo.
Una preghiera sola odi, e l’adempi,
se pietà pur merta il presente mio duol,
e il duol futuro.

ADALGISA
Tutto, tutto io prometto.

NORMA
Il giura!

ADALGISA
Il giuro!

NORMA
Odi! sanar quest’aura
contaminata dalla mia presenza
ho risoluto. Né trar meco io posso
questi infelici! A te gli affido!

ADALGISA
O ciel! A me gli affidi?

NORMA
Nel Romano campo
guidali a lui che nominar non oso.

ADALGISA
Oh! che mai chiedi?
 
NORMA
Sposo ti sia men crudo:
io gli perdono, e moro.

ADALGISA
Sposo! Ah mai!

NORMA
Pei figli suoi t’imploro.
Deh! con te, con te li prendi,
li sostieni, li difendi!
Non ti chiedo onori e fasci;
a’ tuoi figli ei fian serbati;
prego sol che i miei non lasci
schiavi abbietti, abbandonati.
Basti a te che disprezzata,
che tradita io fui per te!
Adalgisa, deh! ti mova
tanto strazio del mio cor.

ADALGISA
Norma, ah Norma! ancor amata,
madre ancora sarai per me.
Tienti i figli. Non fia mai
ch’io mi tolga a queste arene.

NORMA
Tu giurasti.

ADALGISA
Sì, giurai...
Ma il tuo bene, il sol tuo bene.
Vado al campo ed all’ingrato
tutto io reco i tuoi lamenti.
La pietà che m’hai destato
parlerà sublimi accenti.
Spera, spera: amor, natura
ridestarsi in lui vedrai.
Del suo cor son io secura:
Norma ancor vi regnerà!

NORMA
Ch’io lo preghi? ah! no, giammai!

ADALGISA
Norma, ti piega...

NORMA
No, più non t’odo. Parti, va!

ADALGISA
Ah no, giammai!...
Mira, o Norma, ai tuoi ginocchi
questi cari tuoi pargoletti.
Ah! pietade di lor ti tocchi,
se non hai di te pietà...

NORMA
Ah! perché la mia costanza
vuoi scemar con molli affetti?
Più lusinghe, ah più speranza
presso a morte un cor non ha...

ADALGISA
Cedi, deh cedi!

NORMA
Ah! lasciami!
Ei t’ama.

ADALGISA
E già sen pente.

NORMA
E tu?

ADALGISA
L’amai...quest’anima
sol l’amistade or sente.

NORMA
O giovinetta! E vuoi?

ADALGISA
Renderti i dritti tuoi,
o teco al cielo e agli uomini
giuro celarmi ognor.

NORMA
Sì, hai vinto...Abbracciami.
trovo un’amica ancor.

NORMA e ADALGISA
Sì, fino all’ore estreme
compagna tua m’avrai:
per ricovrarci insieme
ampia è la terra assai.
Teco del fato all’onte
ferma opporrò la fronte,
finché il mio core a battere
io senta sul tuo cor.
 
Scena seconda
Foresta sacra dei Druidi

GUERRIERI GALLI – CORO 1
Non partì?

CORO II
Finora è al campo:
tutto il dice – i feri carmi,
i fragor, il suon dell’armi,
delle insegne il ventilar.

TUTTI
Un breve inciampo
non ci turbi, non ci arresti. Attendiam,
e in silenzio il cor s’appresti
la grand’opra a consumar.

OROVESO
Guerrieri! a voi venirne
credea foriero d’avvenir migliore:
il generoso ardore,
l’ira che in sen vi bolle,
io credea secondar: ma il Dio nol volle.

CORO
Come? E le nostre selve
l’aborrito Proconsole non lascia?
Non riede al Tebro?

OROVESO
Ma più temuto e fiero
latino condottiero
a Pollion succede.
 
CORO
E Norma il sa? Di pace
è consigliera ancor?

OROVESO
Invan di Norma
la mente investigai.

CORO
E che far pensi?

OROVESO
Al fato piegar la fronte,
separarci, e nullo
lasciar sospetto del fallito intento.

CORO
E finger sempre?

OROVESO
Cruda legge, il sento!
Ah! del Tebro al giogo indegno
fremo io pure e all’armi anelo;
ma nemico è sempre il cielo,
ma consiglio è il simular.

CORO
Sì, fingiamo, se il finger giovi;
ma il furor in sen si covi.

OROVESO
Divoriamo in cor lo sdegno,
tal che Roma estinto il creda:
dì verrà, sì, che desto ei rieda,
più tremendo a divampar!
Simuliamo, sì,
ma consiglio è il simular.
Dì verrà, ecc.

CORO
Guai per Roma allor che il segno
dia dell’armi il sacro altar!
Sì, ma fingiamo, ecc.

OROVESO
Ma fingiamo,
ma consiglio è simular.

CORO
Sì, fingiamo! È consiglio il simular!
 
Scena terza
Il tempio d’Irminsul

NORMA
Ei tornerà! Sì! mia fidanza è posta
in Adalgisa: ei tornerà pentito,
supplichevole, amante! Oh! a tal pensiero
sparisce il nuvol nero
che mi premea la fronte!
e il sol m’arride
come del primo amor ai dì felici.
Clotilde!

CLOTILDE
O Norma! uopo è d’ardir.

NORMA
Che dici?
 
CLOTILDE
Lassa!

NORMA
Favella!

CLOTILDE
Indarno parlò Adalgisa e pianse.

NORMA
Ed io fidarmi di lei dovea?
Di mano uscirmi, e bella
del suo dolore presentarsi all’empio?
Ella tramava!

CLOTILDE
Ella ritorna al tempio;
triste, dolente implora
di profferir suoi voti.

NORMA
Ed egli?

CLOTILDE
Ed egli rapirla giura,
anco all’altar del Nume!

NORMA
Troppo il fellon presume.
Lo previen mia vendetta, e qui di sangue...
sangue roman...scorreran torrenti!

CORO
Squilla il bronzo del Dio!
 
OROVESO e CORO
Norma, che fu?
Percosso lo scudo d’Irminsul,
quali alla terra decreti intima?

NORMA
Guerra! Strage! Sterminio!

OROVESO e CORO
A noi pur dianzi pace
s’imponea pel tuo labbro!

NORMA
Ed ira adesso,
stragi, furore e morti!
Il cantico di guerra alzate, o forti!

TUTTI
Guerra! guerra! Le galliche selve
quante han quercie producon guerrier.
Qual sul gregge fameliche belve,
sui Romani van essi a cader!
Sangue! sangue! le galliche scuri
fino al tronco bagnate ne son.
Sovra i flutti dei Liguri impuri,
ei gorgoglia con funebre suon.
Strage! strage! sterminio, vendetta!
già comincia, si compie, si affretta.
Come biade da falce mietute,
son di Roma le schiere cadute!
Tronchi i vanni, recisi gli artigli,
abbattuta ecco l’aquila al suol!
A mirar il trionfo dei figli
ecco il Dio sovra un raggio di sol.
A mirare il trionfo dei figli
viene il Dio su un raggio di sol.

OROVESO
Né compi il rito, o Norma?
Né la vittima accenni?

NORMA
Ella fia pronta.
Non mai l’altar tremendo di vittime mancò.
Ma qual tumulto?

CLOTILDE
Al nostro tempio insulto
fece un Romano: nella sacra chiostra
delle vergini alunne egli fu côlto.

TUTTI
Un Romano?

NORMA
(Che ascolto: se mai foss’egli?)

TUTTI
A noi vien tratto!

NORMA
(È desso!)

OROVESO e CORO
È Pollion!
 
NORMA
(Son vendicata adesso!)

OROVESO
Sacrilego nemico!
e chi ti spinse
a violar queste temute soglie,
a sfidar l’ira d’Irminsul?

POLLIONE
Ferisci! Ma non interrogarmi.

NORMA
Io ferir deggio! Scostatevi!

POLLIONE
Che veggio?! Norma!

NORMA
Sì, Norma!

TUTTI
Il sacro ferro impugna, vendica il Dio.

NORMA
Sì, feriam!

TUTTI
Tu tremi!

NORMA
(Ah! non poss’io!)

OROVESO
Che fia! perché t’arresti?
 
NORMA
(Poss’io sentir pietà!)

CORO
Ferisci!

NORMA
Io deggio interrogarlo, investigar qual sia
l’insidiata o complice ministra
che il profan persuase a fallo estremo.
Ite per poco.

OROVESO e CORO
(Che far pensa?)

POLLIONE
(Io fremo!)

NORMA
In mia man alfin tu sei:
niun potria spezzar tuoi nodi:
io lo posso!

POLLIONE
Tu nol dêi.

NORMA
Io lo voglio.

POLLIONE
E come?
 
NORMA
M’odi:
pel tuo Dio, pe’ figli tuoi
giurar dêi che d’ora in poi
Adalgisa fuggirai.
All’altar non la torrai,
e la vita io ti perdono,
e mai più ti rivedrò.
Giura!

POLLIONE
No; sì vil non sono.

NORMA
Giura! giura!

POLLIONE
Ah! pria morrò!

NORMA
Non sai tu che il mio furore
passa il tuo?

POLLIONE
Ch’ei piombi attendo.

NORMA
Non sai tu che ai figli in core
questo ferro...

POLLIONE
O Dio! che intendo?
 
NORMA
Sì, sovr’essi alzai la punta.
Vedi, vedi a che son giunta!
Non ferii, ma tosto...adesso
consumar potrei l’eccesso!
Un istante, e d’esser madre
mi poss’io dimenticar.

POLLIONE
Ah, crudele! In sen del padre
il pugnal tu dêi vibrar.
A me il porgi.

NORMA
A te!

POLLIONE
Che spento
cada io solo.

NORMA
Solo? Tutti
i Romani, a cento a cento,
fian mietuti, fian distrutti,
e Adalgisa...

POLLIONE
Ahimè!

NORMA
Infedele a’ suoi voti...

POLLIONE
Ebben, crudele?
 
NORMA
Adalgisa fia punita;
nelle fiamme perirà.

POLLIONE
Oh, ti prendi la mia vita!
ma di lei, di lei pietà!

NORMA
Preghi alfine? Indegno, è tardi:
nel suo cor ti vo’ ferire!
Già mi pasco ne’ tuoi sguardi
del tuo duol, del suo morire!
Posso alfine, io posso farti
infelice al par di me!

POLLIONE
Ah! t’appaghi il mio terrore!
Al tuo piè son io piangente...
In me sfoga il tuo furore,
ma risparmia un’innocente!
Basti, basti a vendicarti
ch’io mi sveni innanzi a te.

NORMA
Nel suo cor ti vo’ ferire.

POLLIONE
Ah! t’appaghi il mio terrore.

NORMA
No, neo suo cor...
 
POLLIONE
No, crudel!

NORMA
...ti vo’ ferire.

POLLIONE
In me sfoga il tuo furore,
ma risparmia un’innocente.

NORMA
Già mi pasco, ecc.

POLLIONE
Ah! crudele!

NORMA
Posso farti alfin,
posso farti infelice al par di me, ecc.

POLLIONE
Basti, basti il mio dolore,
ch’io mi sveni innanzi a te,
basti, basti a vendicarti, ecc.

POLLIONE
Dammi quel ferro!

NORMA
Che osi?
Scòstati.

POLLIONE
Il ferro! Il ferro!
NORMA
Olà, ministri,
sacerdoti, accorrete!
All’ira vostra
nuova vittima io svelo. Una spergiura
sacerdotessa i sacri voti infranse,
tradì la Patria, il Dio degli avi offese.

TUTTI
Oh delitto! oh furor!
La fa palese.

NORMA
Sì: preparate il rogo.

POLLIONE
Oh! ancor ti prego,
Norma, pietà!

TUTTI
La svela.

NORMA
Udite! (Io rea,
l’innocente accusar del fallo mio?)

TUTTI
Parla: chi è dessa?

POLLIONE
Ah, non lo dir!

NORMA
Son io!
 
OROVESO e CORO
Tu, Norma?

NORMA
Io stessa! Il rogo ergete.

TUTTI
(D’orrore io gelo!)

POLLIONE
(Mi manca il cor!)

TUTTI
Tu delinquente!

POLLIONE
Non le credete!

NORMA
Norma non mente.

OROVESO e CORO
Oh! qual orror!

NORMA
Qual cor tradisti,
qual cor perdesti,
quest’ora orrenda
ti manifesti;
da me fuggire
tentasti invano;
crudel Romano,
tu sei con me.
Un Nume, un fato
di te più forte,
ci vuole uniti
in vita e in morte.
Sul rogo istesso
che mi divora,
sotterra ancora
sarò con te.

POLLIONE
Ah! troppo tardi
t’ho conosciuta,
sublime donna!
Io t’ho perduta.

NORMA
Qual cor tradisti,
qual cor perdesti,
quest’ora orrenda
ti manifesti.

POLLIONE
Col mio rimorso
è amor rinato,
più disperato,
furente egli è.
Moriamo insieme,
ah sì, moriamo:
l’estremo accento
sarà ch’io t’amo.
Ma tu morendo
non m’aborrire,
pria di morire
perdona a me.
 
NORMA
Quest’ora orrenda, ecc.

POLLIONE
Non m’aborrire, ecc.

OROVESO, CORO
Oh, in te ritorna, ci rassicura!
Canuto padre te ne scongiura:
di’ che deliri, di’ che tu menti,
che stolti accenti uscir da te.
Il Dio severo che qui t’intende
se stassi muto, se il tuon sospende,
indizio è questo, indizio espresso,
che tanto eccesso punir non de’.
Ah no, che il Dio punir non de’!

CORO
Norma! deh Norma! scòlpati!
Taci! Ne ascolti appena!

NORMA
Cielo! E i miei figli?

POLLIONE
Ah! miseri! Oh pena!

NORMA
I nostri figli?

POLLIONE
Oh pena!

CORO
Norma, sei rea? Parla!
 
NORMA
Sì, oltre ogni umana idea!

OROVESO e CORO
Empia!

NORMA
Tu m’odi?

OROVESO
Scòstati!

NORMA
Deh, m’odi!

OROVESO
Oh, mio dolor!

NORMA
Son madre!

OROVESO
Madre!

NORMA
Acquètati!
Clotilde ha i figli miei.
Tu li raccogli, e ai barbari
gl’invola insiem con lei.

OROVESO
No, giammai! Va, lasciami!

NORMA
Ah, padre! un prego ancor!
 
OROVESO e CORO
Ah qual orror!

NORMA
Deh! Non volerli vittime
del mio fatale errore.
Deh! non troncar sul fiore
quell’innocente età.
Pensa che son tuo sangue,
abbi di lor pietade!
Oh padre, abbi di lor,
di lor pietà!

CORO
Piange, prega! Che mai spera?
Qui respinta è la preghiera.
Le si spogli il crin del serto,
la si copra di squallor.

NORMA
Padre, tu piangi...

OROVESO
Oppresso è il core!

NORMA
Piangi e perdona.

OROVESO
Ha vinto amor!

POLLIONE
O ciel!
 
OROVESO
Ah sì! O duol!

NORMA
Ah, tu perdoni, quel pianto il dice!

NORMA, POLLIONE
Io più non chiedo, io son felice:
contenta/o il rogo io ascenderò!

CORO
Sì, piange, ecc.

POLLIONE
Più non chiedo, o ciel!

NORMA
Padre, ah padre!

OROVESO
Ah cessa, infelice!

NORMA
Tu mel prometti?

OROVESO
Io tel prometto! Ah sì!

NORMA
Ah, tu perdoni! Quel pianto il dice, ecc.
 
CORO
Vanne al rogo ed il tuo scempio
purghi l’ara e lavi il tempio,
maledetta estinta ancor!

OROVESO
Va infelice!

NORMA
Padre...addio!

POLLIONE
Il tuo rogo, o Norma, è il mio.
Là più santo
incomincia eterno amor.

OROVESO
Sgorga alfin, prorompi, o pianto:
sei permesso a un genitor.


FINE


libretto di Felice Romani
 
libretto by Felice Romani