Norma

by Vincenzo Bellini libretto (Italian)


Personaggi
Norma
(figlia di Oroveso; gran sacerdotessa dei Druidi) — soprano

Pollione
(proconsole romano nelle Gallie) — tenore

Oroveso
(capo dei Druidi; padre di Norma) — basso

Adalgisa
(giovane sacerdotessa) — soprano

Clotilde
(confidente di Norma) — soprano

Flavio
(amico di Pollione) — tenore

Druidi, bardi, sacerdoti galli, guerrieri e soldati

Luogo: La Gallia, durante l'occupazione romana
Tempo: Circa 50 a.C.
 
Sinfonia
ATTO PRIMO
Scena prima
Foresta sacra dei Druidi

OROVESO
Ite sul colle, o Druidi,
ite a spiar nei cieli,
quando il suo disco argenteo
la nuova luna sveli,
ed il primier sorriso
del virginal suo viso,
tre volte annunzi il mistico
bronzo sacerdotal.

DRUIDI
Il sacro vischio a mietere
Norma verrà?

OROVESO
Sì, Norma
sì verrà. Sì. Sì.

DRUIDI
Verrà, verrà.

OROVESO e DRUIDI
Dell’aura tua profetica,
terribil Dio l’informa,
sensi, o Irminsul, le ispira
d’odio ai Romani e d’ira,
sensi che questa infrangano
pace per noi mortal, sì.

OROVESO
Sì, parlerà terribile,
da queste quercie antiche;
sgombre farà le Gallie
dall’aquile nemiche...

OROVESO e DRUIDI
...e del suo scudo il suono,
pari al fragor del tuono,
nella città dei Cesari
tremendo echeggerà.
Luna, ti affretta a sorgere!
Norma all’altar verrà.

POLLIONE
Svanir le voci! e dell’orrenda selva
libero è il varco.

FLAVIO
In quella selva è morte;
Norma tel disse.

POLLIONE
Profferisti un nome
che il cor m’agghiaccia.

FLAVIO
Oh che di’ tu, l’amante,
la madre de’ tuoi figli!
 
POLLIONE
A me non puoi far tu rampogna,
ch’io mertar non senta;
ma nel mio core è spenta
la prima fiamma,
e un Dio la spense,
un Dio nemico al mio riposo:
ai piè mi veggo l’abisso aperto,
e in lui m’avvento io stesso.

FLAVIO
Altra ameresti tu?

POLLIONE
Parla sommesso.
Un’altra, sì...Adalgisa...
Tu la vedrai, fior d’innocenza e riso
di candore e d’amor. Ministra al tempio
di questo Dio di sangue ella v’appare,
come raggio di stella in ciel turbato.

FLAVIO
Misero amico! e amato
sei tu del pari?

POLLIONE
Io n’ho fidanza.

FLAVIO
E l’ira non temi tu di Norma?
 
POLLIONE
Atroce, orrenda me la presenta il mio
rimorso estremo.
Un sogno...

FLAVIO
Ah! narra.

POLLIONE
In rammentarlo io tremo.
Meco all’altar di Venere
era Adalgisa in Roma,
cinta di bende candide,
sparsa di fior la chioma;
udia d’Imene i cantici,
vedea fumar gl’incensi,
eran rapiti i sensi
di voluttade e amor...

Quando fra noi terribile
viene a locarsi un’ombra;
l’ampio mantel druidico
come un vapor l’ingombra;
cade sull’ara il folgore,
d’un vel si copre il giorno,
muto si spande intorno
un sepolcrale orror.
Più l’adorata vergine
io non mi trovo accanto;
n’odo da lunge un gemito,
misto de’ figli al pianto.
Ed una voce orribile
echeggia in fondo al tempio:
“Norma così fa scempio
d’amante traditor!”
 
FLAVIO
Odi? I suoi riti a compiere
Norma dal tempio move.

VOCI (lontani)
Sorta è la luna, o Druidi;
ite, profani, altrove.

FLAVIO
Vieni.

POLLIONE
Mi lascia.

FLAVIO
Ah, m’ascolta.

POLLIONE
Barbari!

FLAVIO
Fuggiam.

POLLIONE
Io vi preverrò!

FLAVIO
Vieni: fuggiam.
Scoprire alcun ti può.

POLLIONE
Traman congiure i barbari.
Ma io li preverrò.
 
FLAVIO
Ah! vieni, fuggiam.
Sorprendere alcun ti può.

POLLIONE
Me protegge, me difende
un poter maggior di loro;
è il pensier di lei che adoro,
è l’amor che m’infiammò.
Di quel Dio che a me contende
quella vergine celeste
arderò le rie foreste,
l’empio altare abbatterò.
(Partono rapidamente. Druidi dal fondo,
Sacerdotesse,Guerrieri,Bardi,Eubagi,
Sacrificatori,e in mezzo a tutti Oroveso.)


CORO
Norma viene: le cinge la chioma
la verbena ai misteri sacrata;
in sua man come luna falcata
l’aurea falce diffonde splendor.
Ella viene; e la stella di Roma
sbigottita si copre di un velo;
Irminsul corre i campi del cielo
qual cometa foriera d’orror.

NORMA
Sediziose voci, voci di guerra
avvi che alzar si attenta
presso all’ara del Dio?
V’ha chi presume dettar responsi
alla veggente Norma,
e di Roma affrettar il fato arcano?
Ei non dipende da poter umano.
 
OROVESO
E fino a quando oppressi
ne vorrai tu? Contaminate assai
non fur le patrie selve e i templi aviti
dall’aquile latine? Omai di Brenno
oziosa non può starsi la spada.

TUTTI
Si brandisca una volta.

NORMA
E infranta cada.
Infranta, sì, se alcun di voi snudarla
anzi tempo pretende. Ancor non sono
della nostra vendetta i dì maturi.
Delle sicambri scuri
sono i pili romani ancor più forti.

TUTTI
E che ti annunzia il Dio? parla: quai sorti?

NORMA
Io nei volumi arcani leggo del cielo:
in pagine di morte
della superba Roma è scritto il nome.
Ella un giorno morrà; ma non per voi.
Morrà pei vizi suoi,
qual consunta morrà. L’ora aspettate,
l’ora fatal che compia il gran decreto.
Pace v’intimo; e il sacro vischio io mieto.

NORMA e MINISTRE
Casta Diva, che inargenti
queste sacre antiche piante,
a noi volgi il bel sembiante
senza nube e senza vel.
Tempra, o Diva, tempra tu de’ cori ardenti,
tempra ancora Io zelo audace,
spargi in terra quella pace
che regnar tu fai nel ciel.

NORMA
Fine al rito, e il sacro bosco
sia disgombro dai profani.
Quando il Nume irato e fosco
chiegga il sangue dei Romani,
dal druidico delubro
la mia voce tuonerà.

TUTTI
Tuoni; e un sol del popol empio
non isfugga al giusto scempio,
e primier da noi percosso
il Proconsole cadrà.

NORMA
Ah! punirlo io posso
(ma punirlo il cor non sa.
Ah! bello a me ritorna
del fido amor primiero,
e contro il mondo intiero
difesa a te sarò.
Ah! bello a me ritorna
del raggio tuo sereno,
e vita nel tuo seno,
e patria e cielo avrò.)

CORO
Ma irato, sì, il Dio t’affretta
che il Tebro condannò.

NORMA
(Ah! riedi ancora qual eri allora
quando, ah quando il cor ti diedi.)

CORO
O giorno, il Dio t’affretta
che il Tebro condannò.

ADALGISA
Sgombra è la sacra selva: compiuto è il rito.
Sospirar non vista alfin poss’io,
qui dove a me s’offerse la prima volta
quel fatal Romano che mi rende rubella
al tempio, al Dio.
Fosse l’ultima almen! Vano desìo!
Irresistibil forza qui mi trascina
e di quel caro aspetto
il cor si pasce, e di sua cara voce l’aura
che spira mi ripete il suono.
Deh! proteggimi, o Dio! perduta io son!
Gran Dio, abbi pietà, perduta io son!

POLLIONE
(Eccola – va, mi lascia.
Ragion non odo.)

ADALGISA
Oh, tu qui?

POLLIONE
Che veggo? Piangevi tu?

ADALGISA
Pregava. Ah! t’allontana.
Pregar mi lascia.

POLLIONE
Un Dio tu preghi atroce,
crudele, avverso al tuo desire e al mio.
O mia diletta! il Dio
che invocar devi è Amore...

ADALGISA
Amor! deh taci!
Io più non t’odo.

POLLIONE
E vuoi fuggirmi? e dove
fuggir vuoi tu ch’io non ti segua?
 
ADALGISA
Al tempio,
ai sacri altari che sposar giurai.

POLLIONE
Gli altari!...e il nostro amor?...

ADALGISA
Ah, l’obliai.

POLLIONE
Va, crudele, al Dio spietato
offri in dono il sangue mio;
tutto, ah! tutto ei sia versato,
ma lasciarti non poss’io,
Non poss’io, no, no, nol posso!
Sol promessa al Dio tu fosti:
ma il tuo core a me si diede.
Ah! non sai quel che mi costi
perch’io mai rinunzi a te.

ADALGISA
E tu pure, ah! tu non sai
quanto costi a me dolente!
All’altare che oltraggiai
lieta andava ed innocente...
Il pensiero al ciel s’ergea,
e il mio Dio vedeva in ciel.
Or per me spergiura e rea
cielo e Dio ricopre un vel.

POLLIONE
Ciel più puro e Dei migliori
t’offro in Roma ov’io mi reco.
 
ADALGISA
Parti forse?

POLLIONE
Ai nuovi albori.

ADALGISA
Parti, ed io?

POLLIONE
Tu vieni meco.
Dei tuoi riti è Amor più santo;
a lui cedi, ah! cedi a me.

ADALGISA
Ah! non dirlo.

POLLIONE
Il dirò tanto
che ascoltato io sia da te.

ADALGISA
Deh, mi lascia!

POLLIONE
Ah! deh, cedi, deh, cedi a me!

ADALGISA
Ah! non posso;
mi proteggi, o giusto ciel!

POLLIONE
Abbandonarmi così potresti?
Abbandonarmi così? Adalgisa! Adalgisa!
Vieni in Roma, ah! vieni, o cara,
dove è amor, è gioia, è vita;
inebbriam nostr’alme a gara
del contento a cui ne invita.
Voce in cor parlar non senti,
che promette eterno ben?
Ah! dà fede ai dolci accenti,
sposo tuo mi stringi al sen.

ADALGISA
(Ciel! così parlar l’ascolto
sempre, ovunque, al tempio istesso
con quegli occhi, con quel volto
fin sull’ara il veggo impresso.
Ei trionfa del mio pianto,
del mio duol vittoria ottien.
Ciel, mi togli al dolce incanto,
o l’error perdona almen!)

POLLIONE
Adalgisa!

ADALGISA
Ah! mi risparmi
tua pietà maggior cordoglio.

POLLIONE
Adalgisa! e vuoi lasciarmi?

ADALGISA
Io...oh, non posso...seguirti voglio.
 
POLLIONE
Qui domani all’ora istessa...
verrai tu?

ADALGISA
Ne fò promessa.

POLLIONE
Giura!

ADALGISA
Giuro!

POLLIONE
Oh! mio contento!
Ti rammenta...

ADALGISA
Ah! mi rammento,
al mio Dio sarò spergiura,
ma fedel a te sarò.

POLLIONE
L’amor tuo mi rassicura;
e il tu Dio sfidar saprò.

ADALGISA
Sì, fedel a te sarò.
 
Scena seconda
 
Abitazione di Norma

NORMA
Vanne, e li cela entrambi. Oltre l’usato
io tremo d’abbracciarli.

CLOTILDE
E qual ti turba
strano timor che i figli tuoi respingi?

NORMA
Non so. Diversi affetti strazian quest’alma.
Amo in un punto ed odio i figli miei!
Soffro in vederli, e soffro s’io non li veggo.
Non provato mai sento un diletto ed un dolore
insieme d’esser lor madre.

CLOTILDE
E madre sei?

NORMA
Nol fossi!

CLOTILDE
Qual rio contrasto!

NORMA
Immaginar non puossi.
O mia Clotilde! Richiamato al Tebro
è Pollione.
 
CLOTILDE
E teco ei parte?

NORMA
Ei tace il suo pensiero.
Oh! s’ei fuggir tentasse...
E qui lasciarmi?...
Se obliar potessi questi suoi figli!

CLOTILDE
E il credi tu?

NORMA
Non l’oso.
È troppo tormentoso,
troppo orrendo è un tal dubbio.
Alcun s’avanza. Va...li cela.
Adalgisa!

ADALGISA
(Alma, costanza.)

NORMA
T’inoltra, o giovinetta,
t’inoltra. E perché tremi? Udii che grave
a me segreto palesar tu voglia.

ADALGISA
È ver. Ma deh! ti spoglia
della celeste austerità che splende
negli occhi tuoi. Dammi coraggio, ond’io
senza alcun velo ti palesi il core.
 
NORMA
M’abbraccia, e parla.
Che t’affligge?

ADALGISA
Amore...
Non t’irritar: lunga stagion pugnai
per soffocarlo. Ogni mia forza ei vinse,
ogni rimorso. Ah! tu non sai pur dianzi
qual giuramento io fea! fuggir dal tempio,
tradir l’altare a cui son io legata,
abbandonar la patria...

NORMA
Ahi! sventurata!
Del tuo primier mattino
già turbato è il sereno!
E come, e quando nacque tal fiamma in te?

ADALGISA
Da un solo sguardo,
da un sol sospiro, nella sacra selva,
a piè dell’ara ov’io pregava il Dio.
Tremai; sul labbro mio
si arrestò la preghiera: e tutta assorta
in quel leggiadro aspetto, un altro cielo
mirar credetti, un altro cielo in lui.

NORMA
(Oh, rimembranza! io fui
così rapita, al sol mirarlo in volto.)
 
ADALGISA
Ma non m’ascolti tu?

NORMA
Segui; t’ascolto.

ADALGISA
Sola, furtiva al tempio
io l’aspettai sovente;
ed ogni dì più fervida
crebbe la fiamma ardente.

NORMA
(Io stessa arsi così.
Oh rimembranza: io fui così sedotta!)

ADALGISA
Vieni – ei dicea – concedi
ch’io mi ti prostri ai piedi:
lascia che l’aura io spiri
de’ dolci tuoi sospiri,
del tuo bel crin le anella
dammi poter baciar.

NORMA
(Oh! cari accenti!
Così li profferia,
così trovava del cor la via.)

ADALGISA
Dolci qual arpa armonica
m’eran le sue parole;
negli occhi suoi sorridere
vedea più bello un sole.
 
NORMA
(L’incanto suo fu il mio.)

ADALGISA
Io fui perduta e il sono.

NORMA
Ah! tergi il pianto!

ADALGISA
D’uopo ho del tuo perdono.

NORMA
Avrò pietade.

ADALGISA
Deh! tu mi reggi e guida.

NORMA
Ah! tergi il pianto!

ADALGISA
Me rassicura, o sgrida,
salvami da me stessa,
salvami dal mio cor.

NORMA
Ah! tergi il pianto:
te non lega eterno nodo all’ara.

ADALGISA
Ah! Ripeti, o ciel, ripetimi
sì lusinghieri accenti!
 
NORMA
Ah sì, fa’ core, abbracciami.
Perdono e ti compiango.
Dai voti tuoi ti libero,
i tuoi legami io frango.
Al caro oggetto unita
vivrai felice ancor.

ADALGISA
Ripeti, o ciel, ripetimi
sì lusinghieri accenti:
per te, per te s’acquetano
i lunghi miei tormenti.
Tu rendi a me la vita,
se non è colpa amor.

NORMA
Vivrai felice ancor.
Ma di’: l’amato giovane
quale fra noi si noma?

ADALGISA
Culla non ebbe in Gallia,
Roma gli è patria...

NORMA
Roma!
Ed è? Prosegui...

ADALGISA
Il mira.

NORMA
Ei! Pollion!...
 
ADALGISA
Qual ira?

NORMA
Costui, costui dicesti?
Ben io compresi?

ADALGISA
Ah! sì.

POLLIONE
Misera te! che festi!

ADALGISA
Io....

NORMA
(a Pollione)
Tremi tu? e per chi?
E per chi tu tremi?
No, non tremare, o perfido!
No, non tremar per lei,
essa non è colpevole,
il malfattor tu sei!
Trema per te, fellon!...
pei figli tuoi, per me!...

ADALGISA
Che ascolto?
(a Norma)
Ah! Deh, parla...
(a Pollione)
Taci! t’arretri! Ohimè!
 
NORMA
Oh, di qual sei tu vittima
crudo e funesto inganno!
Pria che costui conoscere
t’era il morir men danno.
Fonte d’eterne lagrime
egli a te pur dischiuse;
come il mio cor deluse,
l’empio il tuo cor tradì.

POLLIONE
Norma, de’ tuoi rimproveri
segno non farmi adesso;
deh! a quest’afflitta vergine
sia respirar concesso.
Copra a quell’alma ingenua,
copra nostr’onte un velo.
Giudichi solo il cielo
qual più di noi fallì.

ADALGISA
Oh, qual mistero orribile!
Trema il mio cor di chiedere,
trema d’udire il vero.
Tutta comprendo, o misera,
tutta la mia sventura.
Essa non ha misura,
se m’ingannò così.

NORMA
Perfido!

POLLIONE
Or basti!
 
NORMA
Fermati!

POLLIONE
Vieni!

ADALGISA
Mi lascia! Scostati!
Sposo sei tu infedele.

POLLIONE
Qual io mi fossi, oblio...

ADALGISA
Mi lascia! Lasciami!

POLLIONE
L’amante tuo son io.

ADALGISA
Va, traditor!

POLLIONE
È mio destino amarti,
destino costei lasciar.

NORMA
Ebben! Lo compi, e parti.
Seguilo.

ADALGISA
Ah no! giammai! pria spirar!
 
NORMA
Vanne, sì, mi lascia, indegno:
figli oblia, promesse, onore.
Maledetto dal mio sdegno
non godrai d’un empio amore.
Te sull’onde e te sui venti,
seguiranno mie furie ardenti;
maledetta, e notte e giorno,
ruggirà d’intorno a te.

POLLIONE
Fremi pure, e angoscia eterna
pur m’imprechi il tuo furore!
Questo amor che mi governa
è di te, di me maggiore.
Dio non v’ha che mali inventi
de’ miei mali più cocenti.
Maledetto io fui quel giorno
che il destin t’offerse a me.

ADALGISA
Ah! non fia ch’io costi
al tuo cor sì rio dolore.
Mari e monti sian frapposti
fra me sempre e il traditore.
Soffocar saprò i lamenti,
divorar i miei tormenti;
morirò, perché ritorno
faccia il crudo ai figli e a te.

NORMA
Maladetto del mio sdegno, ecc.
 
CORO
Norma, all’ara!
In tuon feroce,
d’Irminsul tuonò la voce,
Norma al sacro altar!

NORMA
Ah, suon di morte, va,
per te qui pronta ell’è!

ADALGISA
Ah, suon di morte s’intima, a te,
va, per te qui pronta ell’è!
Fuggi!

POLLIONE
Ah, qual suon! Sì, la sprezzo,
ma prima mi cadrà il tuo Nume al piè.
ATTO SECONDO
Scena prima
Interno dell’abitazione di Norma. Notte

Introduzione
 
NORMA
Dormono entrambi! non vedran la mano
che li percuote...Non pentirti, o core,
viver non ponno; qui supplizio, e in Roma
obbrobrio avrian, peggior supplizio assai,
schiavi d’una matrigna! Ah no! giammai!
Muoiano, sì. Non posso avvicinarmi:
un gel mi prende e in fronte
mi si solleva il crin. I figli uccido!
Teneri figli, essi pur dianzi
delizia mia, essi nel cui sorriso
il perdono del ciel mirar credei.
Ed io li svenerò? Di che son rei?
Di Pollion son figli:
ecco il delitto. Essi per me son morti:
muoian per lui,
e non sia pena che la sua somigli.
Feriam!...Ah! no...son i miei figli! miei figli!
Olà, Clotilde! Vola.
Adalgisa a me guida.
 
CLOTILDE
Ella qui presso
solitaria s’aggira, e prega e plora.

NORMA
Va! Si emendi il mio fallo, e poi...sì mora!

ADALGISA
Mi chiami, o Norma?
Qual ti copre il volto tristo pallor?

NORMA
Pallor di morte!
Io tutta l’onta mia ti rivelo.
Una preghiera sola odi, e l’adempi,
se pietà pur merta il presente mio duol,
e il duol futuro.

ADALGISA
Tutto, tutto io prometto.

NORMA
Il giura!

ADALGISA
Il giuro!

NORMA
Odi! sanar quest’aura
contaminata dalla mia presenza
ho risoluto. Né trar meco io posso
questi infelici! A te gli affido!

ADALGISA
O ciel! A me gli affidi?

NORMA
Nel Romano campo
guidali a lui che nominar non oso.

ADALGISA
Oh! che mai chiedi?
 
NORMA
Sposo ti sia men crudo:
io gli perdono, e moro.

ADALGISA
Sposo! Ah mai!

NORMA
Pei figli suoi t’imploro.
Deh! con te, con te li prendi,
li sostieni, li difendi!
Non ti chiedo onori e fasci;
a’ tuoi figli ei fian serbati;
prego sol che i miei non lasci
schiavi abbietti, abbandonati.
Basti a te che disprezzata,
che tradita io fui per te!
Adalgisa, deh! ti mova
tanto strazio del mio cor.

ADALGISA
Norma, ah Norma! ancor amata,
madre ancora sarai per me.
Tienti i figli. Non fia mai
ch’io mi tolga a queste arene.

NORMA
Tu giurasti.

ADALGISA
Sì, giurai...
Ma il tuo bene, il sol tuo bene.
Vado al campo ed all’ingrato
tutto io reco i tuoi lamenti.
La pietà che m’hai destato
parlerà sublimi accenti.
Spera, spera: amor, natura
ridestarsi in lui vedrai.
Del suo cor son io secura:
Norma ancor vi regnerà!

NORMA
Ch’io lo preghi? ah! no, giammai!

ADALGISA
Norma, ti piega...

NORMA
No, più non t’odo. Parti, va!

ADALGISA
Ah no, giammai!...
Mira, o Norma, ai tuoi ginocchi
questi cari tuoi pargoletti.
Ah! pietade di lor ti tocchi,
se non hai di te pietà...

NORMA
Ah! perché la mia costanza
vuoi scemar con molli affetti?
Più lusinghe, ah più speranza
presso a morte un cor non ha...

ADALGISA
Cedi, deh cedi!

NORMA
Ah! lasciami!
Ei t’ama.

ADALGISA
E già sen pente.

NORMA
E tu?

ADALGISA
L’amai...quest’anima
sol l’amistade or sente.

NORMA
O giovinetta! E vuoi?

ADALGISA
Renderti i dritti tuoi,
o teco al cielo e agli uomini
giuro celarmi ognor.

NORMA
Sì, hai vinto...Abbracciami.
trovo un’amica ancor.

NORMA e ADALGISA
Sì, fino all’ore estreme
compagna tua m’avrai:
per ricovrarci insieme
ampia è la terra assai.
Teco del fato all’onte
ferma opporrò la fronte,
finché il mio core a battere
io senta sul tuo cor.
 
Scena seconda
Foresta sacra dei Druidi

GUERRIERI GALLI – CORO 1
Non partì?

CORO II
Finora è al campo:
tutto il dice – i feri carmi,
i fragor, il suon dell’armi,
delle insegne il ventilar.

TUTTI
Un breve inciampo
non ci turbi, non ci arresti. Attendiam,
e in silenzio il cor s’appresti
la grand’opra a consumar.

OROVESO
Guerrieri! a voi venirne
credea foriero d’avvenir migliore:
il generoso ardore,
l’ira che in sen vi bolle,
io credea secondar: ma il Dio nol volle.

CORO
Come? E le nostre selve
l’aborrito Proconsole non lascia?
Non riede al Tebro?

OROVESO
Ma più temuto e fiero
latino condottiero
a Pollion succede.
 
CORO
E Norma il sa? Di pace
è consigliera ancor?

OROVESO
Invan di Norma
la mente investigai.

CORO
E che far pensi?

OROVESO
Al fato piegar la fronte,
separarci, e nullo
lasciar sospetto del fallito intento.

CORO
E finger sempre?

OROVESO
Cruda legge, il sento!
Ah! del Tebro al giogo indegno
fremo io pure e all’armi anelo;
ma nemico è sempre il cielo,
ma consiglio è il simular.

CORO
Sì, fingiamo, se il finger giovi;
ma il furor in sen si covi.

OROVESO
Divoriamo in cor lo sdegno,
tal che Roma estinto il creda:
dì verrà, sì, che desto ei rieda,
più tremendo a divampar!
Simuliamo, sì,
ma consiglio è il simular.
Dì verrà, ecc.

CORO
Guai per Roma allor che il segno
dia dell’armi il sacro altar!
Sì, ma fingiamo, ecc.

OROVESO
Ma fingiamo,
ma consiglio è simular.

CORO
Sì, fingiamo! È consiglio il simular!
 
Scena terza
Il tempio d’Irminsul

NORMA
Ei tornerà! Sì! mia fidanza è posta
in Adalgisa: ei tornerà pentito,
supplichevole, amante! Oh! a tal pensiero
sparisce il nuvol nero
che mi premea la fronte!
e il sol m’arride
come del primo amor ai dì felici.
Clotilde!

CLOTILDE
O Norma! uopo è d’ardir.

NORMA
Che dici?
 
CLOTILDE
Lassa!

NORMA
Favella!

CLOTILDE
Indarno parlò Adalgisa e pianse.

NORMA
Ed io fidarmi di lei dovea?
Di mano uscirmi, e bella
del suo dolore presentarsi all’empio?
Ella tramava!

CLOTILDE
Ella ritorna al tempio;
triste, dolente implora
di profferir suoi voti.

NORMA
Ed egli?

CLOTILDE
Ed egli rapirla giura,
anco all’altar del Nume!

NORMA
Troppo il fellon presume.
Lo previen mia vendetta, e qui di sangue...
sangue roman...scorreran torrenti!

CORO
Squilla il bronzo del Dio!
 
OROVESO e CORO
Norma, che fu?
Percosso lo scudo d’Irminsul,
quali alla terra decreti intima?

NORMA
Guerra! Strage! Sterminio!

OROVESO e CORO
A noi pur dianzi pace
s’imponea pel tuo labbro!

NORMA
Ed ira adesso,
stragi, furore e morti!
Il cantico di guerra alzate, o forti!

TUTTI
Guerra! guerra! Le galliche selve
quante han quercie producon guerrier.
Qual sul gregge fameliche belve,
sui Romani van essi a cader!
Sangue! sangue! le galliche scuri
fino al tronco bagnate ne son.
Sovra i flutti dei Liguri impuri,
ei gorgoglia con funebre suon.
Strage! strage! sterminio, vendetta!
già comincia, si compie, si affretta.
Come biade da falce mietute,
son di Roma le schiere cadute!
Tronchi i vanni, recisi gli artigli,
abbattuta ecco l’aquila al suol!
A mirar il trionfo dei figli
ecco il Dio sovra un raggio di sol.
A mirare il trionfo dei figli
viene il Dio su un raggio di sol.

OROVESO
Né compi il rito, o Norma?
Né la vittima accenni?

NORMA
Ella fia pronta.
Non mai l’altar tremendo di vittime mancò.
Ma qual tumulto?

CLOTILDE
Al nostro tempio insulto
fece un Romano: nella sacra chiostra
delle vergini alunne egli fu côlto.

TUTTI
Un Romano?

NORMA
(Che ascolto: se mai foss’egli?)

TUTTI
A noi vien tratto!

NORMA
(È desso!)

OROVESO e CORO
È Pollion!
 
NORMA
(Son vendicata adesso!)

OROVESO
Sacrilego nemico!
e chi ti spinse
a violar queste temute soglie,
a sfidar l’ira d’Irminsul?

POLLIONE
Ferisci! Ma non interrogarmi.

NORMA
Io ferir deggio! Scostatevi!

POLLIONE
Che veggio?! Norma!

NORMA
Sì, Norma!

TUTTI
Il sacro ferro impugna, vendica il Dio.

NORMA
Sì, feriam!

TUTTI
Tu tremi!

NORMA
(Ah! non poss’io!)

OROVESO
Che fia! perché t’arresti?
 
NORMA
(Poss’io sentir pietà!)

CORO
Ferisci!

NORMA
Io deggio interrogarlo, investigar qual sia
l’insidiata o complice ministra
che il profan persuase a fallo estremo.
Ite per poco.

OROVESO e CORO
(Che far pensa?)

POLLIONE
(Io fremo!)

NORMA
In mia man alfin tu sei:
niun potria spezzar tuoi nodi:
io lo posso!

POLLIONE
Tu nol dêi.

NORMA
Io lo voglio.

POLLIONE
E come?
 
NORMA
M’odi:
pel tuo Dio, pe’ figli tuoi
giurar dêi che d’ora in poi
Adalgisa fuggirai.
All’altar non la torrai,
e la vita io ti perdono,
e mai più ti rivedrò.
Giura!

POLLIONE
No; sì vil non sono.

NORMA
Giura! giura!

POLLIONE
Ah! pria morrò!

NORMA
Non sai tu che il mio furore
passa il tuo?

POLLIONE
Ch’ei piombi attendo.

NORMA
Non sai tu che ai figli in core
questo ferro...

POLLIONE
O Dio! che intendo?
 
NORMA
Sì, sovr’essi alzai la punta.
Vedi, vedi a che son giunta!
Non ferii, ma tosto...adesso
consumar potrei l’eccesso!
Un istante, e d’esser madre
mi poss’io dimenticar.

POLLIONE
Ah, crudele! In sen del padre
il pugnal tu dêi vibrar.
A me il porgi.

NORMA
A te!

POLLIONE
Che spento
cada io solo.

NORMA
Solo? Tutti
i Romani, a cento a cento,
fian mietuti, fian distrutti,
e Adalgisa...

POLLIONE
Ahimè!

NORMA
Infedele a’ suoi voti...

POLLIONE
Ebben, crudele?
 
NORMA
Adalgisa fia punita;
nelle fiamme perirà.

POLLIONE
Oh, ti prendi la mia vita!
ma di lei, di lei pietà!

NORMA
Preghi alfine? Indegno, è tardi:
nel suo cor ti vo’ ferire!
Già mi pasco ne’ tuoi sguardi
del tuo duol, del suo morire!
Posso alfine, io posso farti
infelice al par di me!

POLLIONE
Ah! t’appaghi il mio terrore!
Al tuo piè son io piangente...
In me sfoga il tuo furore,
ma risparmia un’innocente!
Basti, basti a vendicarti
ch’io mi sveni innanzi a te.

NORMA
Nel suo cor ti vo’ ferire.

POLLIONE
Ah! t’appaghi il mio terrore.

NORMA
No, neo suo cor...
 
POLLIONE
No, crudel!

NORMA
...ti vo’ ferire.

POLLIONE
In me sfoga il tuo furore,
ma risparmia un’innocente.

NORMA
Già mi pasco, ecc.

POLLIONE
Ah! crudele!

NORMA
Posso farti alfin,
posso farti infelice al par di me, ecc.

POLLIONE
Basti, basti il mio dolore,
ch’io mi sveni innanzi a te,
basti, basti a vendicarti, ecc.

POLLIONE
Dammi quel ferro!

NORMA
Che osi?
Scòstati.

POLLIONE
Il ferro! Il ferro!
NORMA
Olà, ministri,
sacerdoti, accorrete!
All’ira vostra
nuova vittima io svelo. Una spergiura
sacerdotessa i sacri voti infranse,
tradì la Patria, il Dio degli avi offese.

TUTTI
Oh delitto! oh furor!
La fa palese.

NORMA
Sì: preparate il rogo.

POLLIONE
Oh! ancor ti prego,
Norma, pietà!

TUTTI
La svela.

NORMA
Udite! (Io rea,
l’innocente accusar del fallo mio?)

TUTTI
Parla: chi è dessa?

POLLIONE
Ah, non lo dir!

NORMA
Son io!
 
OROVESO e CORO
Tu, Norma?

NORMA
Io stessa! Il rogo ergete.

TUTTI
(D’orrore io gelo!)

POLLIONE
(Mi manca il cor!)

TUTTI
Tu delinquente!

POLLIONE
Non le credete!

NORMA
Norma non mente.

OROVESO e CORO
Oh! qual orror!

NORMA
Qual cor tradisti,
qual cor perdesti,
quest’ora orrenda
ti manifesti;
da me fuggire
tentasti invano;
crudel Romano,
tu sei con me.
Un Nume, un fato
di te più forte,
ci vuole uniti
in vita e in morte.
Sul rogo istesso
che mi divora,
sotterra ancora
sarò con te.

POLLIONE
Ah! troppo tardi
t’ho conosciuta,
sublime donna!
Io t’ho perduta.

NORMA
Qual cor tradisti,
qual cor perdesti,
quest’ora orrenda
ti manifesti.

POLLIONE
Col mio rimorso
è amor rinato,
più disperato,
furente egli è.
Moriamo insieme,
ah sì, moriamo:
l’estremo accento
sarà ch’io t’amo.
Ma tu morendo
non m’aborrire,
pria di morire
perdona a me.
 
NORMA
Quest’ora orrenda, ecc.

POLLIONE
Non m’aborrire, ecc.

OROVESO, CORO
Oh, in te ritorna, ci rassicura!
Canuto padre te ne scongiura:
di’ che deliri, di’ che tu menti,
che stolti accenti uscir da te.
Il Dio severo che qui t’intende
se stassi muto, se il tuon sospende,
indizio è questo, indizio espresso,
che tanto eccesso punir non de’.
Ah no, che il Dio punir non de’!

CORO
Norma! deh Norma! scòlpati!
Taci! Ne ascolti appena!

NORMA
Cielo! E i miei figli?

POLLIONE
Ah! miseri! Oh pena!

NORMA
I nostri figli?

POLLIONE
Oh pena!

CORO
Norma, sei rea? Parla!
 
NORMA
Sì, oltre ogni umana idea!

OROVESO e CORO
Empia!

NORMA
Tu m’odi?

OROVESO
Scòstati!

NORMA
Deh, m’odi!

OROVESO
Oh, mio dolor!

NORMA
Son madre!

OROVESO
Madre!

NORMA
Acquètati!
Clotilde ha i figli miei.
Tu li raccogli, e ai barbari
gl’invola insiem con lei.

OROVESO
No, giammai! Va, lasciami!

NORMA
Ah, padre! un prego ancor!
 
OROVESO e CORO
Ah qual orror!

NORMA
Deh! Non volerli vittime
del mio fatale errore.
Deh! non troncar sul fiore
quell’innocente età.
Pensa che son tuo sangue,
abbi di lor pietade!
Oh padre, abbi di lor,
di lor pietà!

CORO
Piange, prega! Che mai spera?
Qui respinta è la preghiera.
Le si spogli il crin del serto,
la si copra di squallor.

NORMA
Padre, tu piangi...

OROVESO
Oppresso è il core!

NORMA
Piangi e perdona.

OROVESO
Ha vinto amor!

POLLIONE
O ciel!
 
OROVESO
Ah sì! O duol!

NORMA
Ah, tu perdoni, quel pianto il dice!

NORMA, POLLIONE
Io più non chiedo, io son felice:
contenta/o il rogo io ascenderò!

CORO
Sì, piange, ecc.

POLLIONE
Più non chiedo, o ciel!

NORMA
Padre, ah padre!

OROVESO
Ah cessa, infelice!

NORMA
Tu mel prometti?

OROVESO
Io tel prometto! Ah sì!

NORMA
Ah, tu perdoni! Quel pianto il dice, ecc.
 
CORO
Vanne al rogo ed il tuo scempio
purghi l’ara e lavi il tempio,
maledetta estinta ancor!

OROVESO
Va infelice!

NORMA
Padre...addio!

POLLIONE
Il tuo rogo, o Norma, è il mio.
Là più santo
incomincia eterno amor.

OROVESO
Sgorga alfin, prorompi, o pianto:
sei permesso a un genitor.


FINE


libretto di Felice Romani
 
libretto by Felice Romani