“Maria Stuarda” – Act 3
by Gaetano Donizetti libretto (Italian)
| Atto Terzo |
| SCENA I |
| Galleria nel Palagio di Westminster. La Regina sedendo ad un tavolino sul quale è un foglio, e Cecil in piedi. |
| No. 12: Duettino Cecil E pensi? e tardi? E vive chi ti sprezzò? Chi contra te ragunò Europa tutta, E la tua stessa vita minacciò tante volte? Elisabetta Alla tua voce sento piombarmi in core Tutto il poter del mio deriso onore. Ma - o Dio! - chi m’assicura da ingiuste accuse? Cecil Il cielo, la devota Albione e il mondo intero, Ove la fama de’ tuoi pregi suona E del cor di Stuarda e dei delitti, E dell’ingiurie a te recate ... Elisabetta Ah! taci. Oltraggiata son io. Come l’altera, come godea del suo trionfo! Quai sguardi a me lanciava! Ah! mio fedele, io voglio pace, Ed ella a me l’invola. Cecil Né di turbarti ancora Cessa se vive. Elisabetta Ho risoluto. Muoia. (Prende la penna per segnare il foglio; poi si arresta indecisa e si alza.) Quella vita a me funesta Io troncar, ah! sì, vorrei. Ma la mano il cor s’arresta, Copre un vel i pensier miei. Veder l’empia, udirla parmi, Atterrirmi, spaventarmi, E la speme della calma Minacciosa a me involar. Ah! giusto ciel! tu reggi un’alma Facil tanto a dubitar. Cecil Ah! perché così improvviso Agitato è il tuo pensiero? Non temer che sia diviso Mai da te l’onor primiero. Degli accenti proferiti, Degli oltraggi non puniti, Ogni Inglese in questi instanti Ti vorrebbe vendicar. Segna il foglio, che i regnanti Tel sapranno perdonar. |
| SCENA II |
| No. 13: Terzetto Elisabetta Sì. (Elisabetta è incerta; vedendo Leicester che entra, segna rapidamente il foglio e lo dà a Cecil.) Leicester Regina! Elisabetta A lei s’affretti il supplizio. Leicester O ciel, quai detti! (vedendo il foglio) Forse quella ... Cecil La sentenza. Leicester La sentenza? Elisabetta Sì, la sentenza, o traditor. Io son paga! Leicester E l’innocenza tu condanni! Elisabetta E parli ancor? Leicester Ah! deh! per pietà sospendi L’estremo colpo almeno; Ai prieghi miei t’arrendi, O scaglialo al mio seno. Niuno ti può costringere, Libero è il tuo volere. Cecil (piano ad Elisabetta) Non ascoltar l’indegno, Or che già salva sei. Elisabetta Vana è la tua preghiera, Son ferma in tal consiglio. Nel fin di quell’altera È il fin del mio periglio. Dal sangue suo più libero Risorge il mio poter. Leicester Ah! pietà! Ah! Regina! Niuno ti può costringere, ecc. Cecil Ah! per chi t’ardeva il regno Più palpitar non dei. Il dì che all’empia è l’ultimo, Di pace è il dì primier. Leicester D’una sorella, o barbara, La morte hai tu segnato! Elisabetta E spettator ti voglio Dell’ultimo suo fato; Dovrà perir l’amante Dopo il fatale instante Che il bellico metallo Tre volte scoppierà. Leicester E vuoi ch’io vegga? Elisabetta Taci, taci. Leicester E vuoi? Elisabetta Taci. È morta ogni pietà. Leicester Regina! Regina! Elisabetta Vanne, indegno; t’appare sul volto Il terror che in tuo seno ti piomba. Al tuo affetto prepara la tomba, Quando spenta Stuarda sarà. Cecil Ah, Regina, ah, serena il tuo volto Alla pace, alle glorie già torni; Questo, ah, questo, il più bello dei giorni Pel tuo soglio, per Anglia sarà. Leicester Vado, vado, ti leggo sul volto Che deliri, che avvampi di sdegno. Un conforto, un amico, un sostegno Nel mio core la misera avrà. Elisabetta Vanne indegno! Al tuo affetto prepara la tomba, ecc. |
| SCENA III |
| Appartamento della prigione di Maria Stuarda nel Castello di Forteringa. No. 14: Scena Maria La perfida insultarmi anche volea Nel mio sepolcro, E l’onta su lei ricadde. Oh vile! E non son io la figlia de’ Tudori? Vile! Ma Roberto ... Forse l’ira della tiranna a lui sovrasta. Ah, son di tutti la sventura io sola! (Entra Cecil colla sentenza e Talbot.) |
| SCENA IV |
| Maria Che vuoi? Cecil Di triste incarco io vengo esecutor. È questo il foglio che de’ tuoi giorni omai L’ultima segna. Maria Così nell’Inghilterra vien giudicata una Regina? O iniqui! E i finti scritti ... Cecil Il regno ... Maria Basta. Cecil Ma ... Maria Or basta. Vanne. Talbot, rimanti. Cecil Brami un nostro Ministro che ti guidi Nel cammino di morte? Maria Io lo ricuso. Sarò qual fui, straniera a voi di rito. Cecil (partendo) (Ancor superba e fiera!) |
| SCENA V |
| No. 15: Gran Scena e Duetto della confessione Maria O mio buon Talbot! Talbot Io chiesi grazia ad Elisabetta di vederti Pria dell’ora di sangue. Maria Ah! sì, conforta, Togli quest’alma all’abbandono estremo. Talbot Eppur con fermo aspetto quell’avviso feral Da te fu accolto. Maria O Talbot! Il cor non mi leggesti in volto? Egli tremava. E Leicester? Talbot Debbe venirne spettator Del tuo destino; La Regina l’impone. Maria O l’infelice! A qual serbato fia doloroso castigo! E la tiranna esulterà. Né ancora, ancora piomba l’ultrice folgore. Talbot Deh! taci. Maria Tolta alla Scozia, al trono, Ed al mio culto, presso colei Volli un asilo di pace, Ed un carcer trovai. Talbot Che favelli? Non ti concesse Iddio sollievo a’ mali? Maria Ah no, Talbot, giammai. Delle mie colpe lo squallido fantasma Fra il cielo e me Sempre, sempre si pone, E i sonni agli estinti rompendo, Dal sepolcro evoca la sanguigna ombra d’Arrigo. Talbot, la vedi tu? Del giovin Rizzio ecco l’esangue spoglia? Talbot (Si apre il manto e comparisce in veste sacerdotale; egli cava il crocefisso dal petto.) Ah, riconforta lo smarrito pensier. Già t’avvicini ai secoli immortali. Al ceppo reca puro il tuo cor D’ogni terreno affetto. Maria Sì, per lavar miei falli Misto col sangue scorrerà il mio pianto; Ascolta; io vuò deporli A piè di questa croce! Talbot Spera! Maria Ah, dal cielo scende tua voce! Quando di luce rosea Il giorno a me splendea, Quando fra liete immagini Quest’anima godea, Amor mi fè colpevole, M’aprì l’abisso amor. Al dolce suo sorridere Odiava il mio consorte; Arrigo! Arrigo! ahi! misero, Per me soggiacque a morte, Ma la sua voce lugubre Mi piomba in mezzo al cor, ah! Ombra adorata, ah! placati, Nel sen la morte io sento. Ti bastin le mie lagrime, Ti basti il mio tormento. Talbot Ah! da Dio perdono, o misera, Implorerò per te. Maria Perdona a’ lunghi gemiti E prega il ciel per me. Talbot Un’altra colpa a piangere Ancor ti resta. Maria Ahi! quale? Talbot Unita eri a Babington? Maria Ah! taci: fu error fatale! Talbot Pensa ben che un Dio possente È de’ falli punitore, Che al suo sguardo onniveggente Mal s’asconde un falso core. Maria No! giammai sottrarsi al cielo Si potrebbe il mio pensiero; Ah, pur troppo un denso velo Ha fin’or coperto il vero. Sì, morendo il giura un core, Che da Dio chiede pietà. Lo giuro a Dio! lo giuro a Dio! Talbot Il perdono del Signore Sul tuo capo scende già. Maria Sì ... sì. Talbot Lascia contenta al carcere Quest’affannosa vita, Andrai conversa in angelo Al Dio consolator. E nel più puro giubilo L’anima tua rapita, Si scorderà de’ palpiti Ch’hanno agitato il cor. Maria Or che morente è il raggio Della mia debil vita, Il cielo sol può render La pace al mesto cor. Ah! se di troppe lagrime Quest’alma fu nudrita Versino i lunghi palpiti Nell’ultimo dolor. Talbot Dunque innocente? Maria Vado a morir. Talbot Infelice! Innocente tu vai a morir. Maria Sì, innocente, lo giuro, io vado a morir. Talbot Ah! Lascia contenta al carcere, ecc. Maria Ah! Se di troppe lagrime, ecc. (Maria s’appoggia a Talbot e vanno nell’interno del Castello mostrandogli sempre il crocefisso.) |
| SCENA VI |
| Sala attigua al luogo del supplizio. Gran porta chiusa in fondo. Notte. No. 16: Inno della morte Famigliari di Maria (alcuni) Vedeste? (altri) Vedemmo. (tutti) O truce apparato! Il ceppo ... la scure ... La funebre sala ... E il popol fremente Vicino alla scala Del palco fatale. Che vista! Che orror! La vittima attende Lo stuolo malnato. La vittima regia. O instabile sorte! Ma d’una Regina La barbara morte All’Anglia fia sempre D’infamia e rossor. (Entra Anna.) |
| SCENA VII |
| No. 17: Gran Scena a Preghiera Famigliari Anna! Anna Qui più sommessi favellate. Famigliari La misera dov’è? Anna Mesta, abbattuta, ella s’avanza. Deh! col vostro duolo Non aggravate il suo dolor. Famigliari Tacciamo. (Entrano Maria vestita di nero, in gran pompa, ornata della sua corona, e Talbot.) |
| SCENA VIII |
| Maria (ai famigliari) Io vi rivedo alfin. Anna, Famigliari Noi ti perdiamo! Maria Vita miglior godrò. Famigliari Ah! Maria Vita miglior, sì, godrò. Contenta io volo all’amplesso di Dio, Ma voi fuggite questa terra d’affanni. Famigliari Il duol ci spezza il cor! Maria Deh! non piangete! Anna, tu sola resti, Tu che sei la più cara, Eccoti un lino di lagrime bagnato; Agli occhi miei farai lugubre benda, Allor che spenti saran per sempre al giorno. Ma voi piangete ancor? Meco vi unite, miei fidi, E al ciel clemente L’estrema prece alziam devota e ardente. Deh! Tu di un’umile preghiera il suono Odi, o benefico Dio di pietà. All’ombra accoglimi del tuo perdono, Altro ricovero il cor non ha. Anna, Famigliari Deh! Tu di un’umile preghiera il suono Odi, o benefico Dio di pietà. All’ombra accoglila del tuo perdono, Altro ricovero il cor non ha. Maria Ah! sì ... Dio! Fra l’ali accoglimi del tuo perdono, Altro ricovero il cor non ha. Anna, Famigliari Fra l’ali accoglila del tuo perdono, Altro ricovero il cor non ha. Maria È vano il pianto, il ciel m’aita. Anna, Famigliari Scorda l’incauto della tua vita. Maria Ah! Anna, Famigliari Tolta al dolore, tolta agli affanni, Benigno il cielo ti perdonò. Maria Tolta al dolore, tolta agli affanni, D’eterno amore mi pascerò. Anna, Famigliari Distendi un velo su’ corsi affanni, Benigno il cielo ti perdonò. Maria Dio! ah! sì! D’eterno amore mi pascerò. Mi perdonò. Anna, Famigliari O Dio! Pietà! Ah, pietà! Benigno il cielo ti perdonò. (Si ode nel castello il primo sparo del cannone.) |
| No. 18: Aria del supplizio Famigliari O colpo! |
| SCENA IX |
| (Si apre la porta in fondo, e lascia vedere una scala grande, alla di cui vetta sono le guardie e gli ufficiali di giustizia con fiaccole. Cecil viene dalla scala.) Cecil È già vicino del tuo morir l’istante. Elisabetta vuol che sia paga ogni tua brama. Parla. Maria Da lei tanta pietà non isperai. Lieve favor ti chiedo. Anna i miei passi al palco scorga. Cecil Ella verrà. Maria Se accolta hai la prece primiera, Ah! altra ne ascolta. D’un cor che muore reca il perdono A chi m’offese, mi condannò. Dille che lieta resti sul trono, Che i suoi bei giorni non turberò. Sulla Bretagna, sulla sua vita, Favor celeste implorerò. Ah! dal rimorso non sia punita; Tutto col sangue cancellerò. Ah! d’un cor che muore reca il perdon, Ah! dal rimorso non sia punita, Tutto col sangue cancellerò. Anna, Talbot, Famigliari Scure tiranna! Tronchi una vita Che di dolcezze ci ricolmò. Cecil La sua baldanza restò punita; Fra noi la pace tornar vedrò. |
| SCENA ULTIMA |
| Leicester e detti, poi lo sceriffo e gli uffiziali di giustizia. Talbot Giunge il Conte. Maria Ah! a quale ei viene lugubre scena. Leicester (a Maria) Io ti rivedo. Perduta, oppressa da ingiuste pene, Vicina a morte ... Maria Frena, frena il dolor! Addio per sempre! Cecil Si avanza l’ora. Leicester Ah, che non posso lasciarti ancora. Cecil Si avanza l’ora. Leicester (a Cecil che vuole allontanarlo da Maria) Scostati, o vile! Maria Taci! Leicester Tremate! Iniqui tutti! Temete un Dio Dell’innocenza vendicator! Maria Te stesso perdi! (Secondo scoppio di cannone. Scende lo sceriffo col suo seguito di uffiziali e circondano Maria.) Famigliari Ah! Perché non posso nel sangue mio Spegnere il cieco vostro furor! Cecil È l’ora! Leicester (a Cecil) Vile! Maria (a Leicester) Roberto! Roberto! Ascolta! (Si appoggia al braccio di Leicester.) Ah! se un giorno da queste ritorte Il tuo braccio involarmi dovea, Or mi guidi a morire da forte Per estremo conforto d’amor. E il mio sangue innocente versato Plachi l’ira del cielo sdegnato, Non richiami sull’Anglia spergiura Il flagello d’un Dio punitor. Leicester, Talbot, Anna, Famigliari Quali accenti! Qual truce sventura! Ah! Cecil Or dell’Anglia la pace è sicura, sì! Maria Anna, addio! Roberto, addio! Ah! se un giorno da queste ritorte, ecc. (Terzo scoppio di cannone. Sulla scala comparisce il carnefice colla scure e quattro suoi assistenti vestiti di rosso.) Talbot, Anna, Leicester, Famigliari Innocente, infamata, ella muor. Cecil Or dell’Anglia la pace è sicura, La nemica del regno già muor. (Maria sorretta da Talbot e circondata dalle guardie, si avvia pel fondo. Leicester si copre il volto colle mani.) |
| FINE dell’OPERA |