“Don Giovanni”

by Wolfgang Amadeus Mozart libretto (Italian)


Personaggi
DON GIOVANNI
(giovane cavaliere estremamente licenzioso) — Baritono


DONNA ANNA
(dama promessa sposa di Don Ottavio) — Soprano


DON OTTAVIO
— Tenore

IL COMMENDATORE
— Basso

DONNA ELVIRA
(dama di Burgos, abbandonata da Don Giovanni) — Soprano

LEPORELLO
(servo di Don Giovanni) — Basso

MASETTO
(contadino, amante di Zerlina) — Basso

ZERLINA
(contadina) — Soprano

CORO

Contadini, contadine, servitori
Sinfonia
ATTO PRIMO
Scena prima
(Si sviene.)

DON OTTAVIO
Ah! soccorrete, amici, il mio tesoro! Cercatemi,
recatemi, qualche odor, qualche spirto! Ah, non tardate!
(Partono i servi.)
Donna Anna! Sposa! Amica!
Il duolo estremo la meschinella uccide.

DONNA ANNA
Ahi!

DON OTTAVIO
Già rinviene!
(Entrano i servi.)
Datele nuovi aiuti.

DONNA ANNA
Padre mio!

DON OTTAVIO
Celate, allontanate agli occhi suoi
quell’oggetto d’orrore!
(I servi portano via il cadavere.)
Anima mia, consolati! Fa core!

DONNA ANNA
Fuggi, crudele, fuggi!
Lascia che mora anch’io,
ora ch’è morto, o Dio!
chi a me la vita diè.
 
Scena seconda
Strada vicino a una locanda. Alba.

Recitativo

DON GIOVANNI
Orsù, spicciam presto. Cosa vuoi?

LEPORELLO
L’affar di cui si tratta è importante.

DON GIOVANNI
Lo credo.

LEPORELLO
È importantissimo.

DON GIOVANNI
Meglio ancora! Finiscila.

LEPORELLO
Giurate di non andar in collera!
 
DON GIOVANNI
Lo giuro sul mio onore, purché non parli del
Commendatore.

LEPORELLO
Siamo soli?

DON GIOVANNI
Lo vedo!

LEPORELLO
Nessun ci sente?

DON GIOVANNI
Via!

LEPORELLO
Vi posso dire tutto liberamente?

DON GIOVANNI
Sì.

LEPORELLO
Dunque quand’è così, caro Signor padrone, la vita
che menate è da briccone!

DON GIOVANNI
Temerario, in tal guisa...

LEPORELLO
E il giuramento?

DON GIOVANNI
Non so di giuramenti. Taci, o ch’io...
 
DONNA ELVIRA
Sciagurato! Così del mio dolor giuoco ti prendi? Ah! voi -
(verso Don Giovanni)
- Stelle! L’iniquo fuggì! Misera me! Dove?
In qual par te?

LEPORELLO
Eh! lasciate che vada; egli non merta che su di lui
pensiate.

DONNA ELVIRA
Il scellerato m’ingannò, mi tradì...

LEPORELLO
Eh, consolatevi! Non siete voi, non foste, e non
sarete né la prima, né l’ultima.Guardate: questo
non picciol libro è tutto pieno di nomi di sue belle;
ogni villa, ogni borgo, ogni paese è testimon di sue
donnesche imprese.
 
Scena terza
DON GIOVANNI
Presto, va con costor: nel mio palazzo conducili sul
fatto; ordina ch’abbiano cioccolata, caffè, vini,
prosciutti. Cerca di divertir tutti, mostra loro il
giardino, la galleria, le camere; in effetto, fa che
resti contento il mio Masetto. Hai capito?

LEPORELLO
Ho capito. Andiam!

MASETTO
Signore?

DON GIOVANNI
Cosa c’è?

MASETTO
La Zerlina senza me non può star.

LEPORELLO
In vostro loco ci sarà sua Eccellenza, e saprà bene
fare le vostre parti.

DON GIOVANNI
Oh, la Zerlina è in man d’un cavalier. Va pur; fra
poco ella meco verrà.

ZERLINA
Va! non temere. Nelle mani son’io d’un cavaliere.

MASETTO
E per questo?
 
Recitativo & Duettino

DON GIOVANNI
Alfin siam liberati, Zerlinetta gentil, da quel
scioccone. Che ne dite, mio ben, so far pulito?

ZERLINA
Signore, è mio marito.

DON GIOVANNI
Chi? Colui? Vi par che un onest’uomo, un nobil
cavalier, qual io mi vanto, possa soffrir, che quel
visetto d’oro, quel viso inzuccherato da un
bifolcaccio vil sia strapazzato?

ZERLINA
Ma signore, io gli diedi parola di sposarlo.

DON GIOVANNI
Tal parola non vale un zero. Voi non siete fatta per
esser paesana, un’altra sorte vi procuran quegli
occhi bricconcelli, quei labbretti sì belli, quelle
dituccie candide e odorose; parmi toccar giuncata
e fiutar rose!

ZERLINA
Ah! Non vorrei...
 
DON GIOVANNI
Che non vorreste?

ZERLINA
Alfine, ingannata restar. Io so, che rado colle
donne voi altri cavalieri siete onesti e sinceri.

DON GIOVANNI
Eh, un’impostura della gente plebea. La nobilità ha
dipinta negli occhi l’onesta. Orsù, non perdiam
tempo: in questo istante io ti voglio sposar.


ZERLINA
Voi?

DON GIOVANNI
Certo, io! Quel casinetto è mio: soli saremo, e là,
gioiello mio, ci sposeremo.
Là ci darem la mano,
là mi dirai di sì.
Vedi, non è lontano;
partiam, ben mio, da qui.

ZERLINA
Vorrei e non vorrei;
mi trema un poco il cor.
Felice, è ver sarei,
ma può burlarmi ancor.

DON GIOVANNI
Vieni, mio bel diletto!
 
ZERLINA
Mi fa pietà Masetto!

DON GIOVANNI
Io cangierò tua sorte!

ZERLINA
Presto, non son più forte!

DON GIOVANNI
Vieni! Vieni!
Là ci darem la mano!

ZERLINA
Vorrei, e non vorrei!

DON GIOVANNI
Là mi dirai di sì.

ZERLINA
Mi trema un poco il cor!

DON GIOVANNI
Partiam, mio ben, da qui!

ZERLINA
Ma può burlarmi ancor!

DON GIOVANNI
Vieni, mio bel diletto!

ZERLINA
Mi fa pietà Masetto!
 
DONNA ELVIRA
Ah, ti ritrovo ancor, perfido mostro!
Non ti fidar, o misera,
di quel ribaldo cor!
Me già tradì quel barbaro,
te vuol tradir ancor.

DONNA ANNA, DON OTTAVIO
Cieli! che aspetto nobile!
Che dolce maestà!
Il suo pallor, le lagrime
m’empiono di pietà!

DON GIOVANNI
La povera ragazza
è pazza, amici miei,
lasciatemi con lei.
(a parte)
Forse si calmerà.

DONNA ELVIRA
Ah, non credete al perfido!

DON GIOVANNI
È pazza; non badate!

DONNA ELVIRA
Restate, o Dei, restate!

DONNA ANNA, DON OTTAVIO
A chi si crederà?

DON GIOVANNI
È pazza!
 
Recitativo & Aria

DONNA ANNA
Don Ottavio, son morta!

DON OTTAVIO
Cosa è stato?

DONNA ANNA
Per pietà, soccorretemi!

DON OTTAVIO
Mio bene, fate coraggio!

DONNA ANNA
Oh Dei! Oh Dei! Quegli è il carnefice del padre mio!

DON OTTAVIO
Che dite!

DONNA ANNA
Non dubitate più: gli ultimi accenti che l’empio
proferì, tutta, la voce richiamar nel cor mio di
quell’indegno che nel mio appartamento...

DON OTTAVIO
Oh ciel! possibile che sotto il sacro manto
d’amicizia... Ma come fu? narratemi lo strano
avvenimento.
 
DONNA ANNA
Era già alquanto avanzata la notte, quando nelle
mie stanze, ove soletta mi trovai per sventura,
entrar io vidi, in un mantello avvolto, un uom che
al primo istante avea preso per voi. Ma riconobbi
poi che un inganno era il mio.

DON OTTAVIO
Stelle! Seguite!

DONNA ANNA
Tacito a me s’appressa e mi vuol abbracciar;
sciogliermi cerco, ei più mi stringe; grido; non
viene alcun! Con una mano cerca d’impedire la
voce, e coll’altra m’afferra stretta così, che già mi
credo vinta.

DON OTTAVIO
Perfido! E alfin?

DONNA ANNA
Alfine il duol, l’orrore dell’infame attentato
accrebbe sì la lena mia, che a forza di svincolarmi,
torcermi e piegarmi, da lui mi sciolsi!

DON OTTAVIO
Ohimè! Respiro!
 
LEPORELLO
Vado a casa, come voi m’ordinaste, con tutta
quella gente.

DON GIOVANNI
Bravo!

LEPORELLO
A forza di chiacchiere, di vezzi e di bugie, ch’ho
imparato sì bene a star con voi, cerco
d’intrattenerli.

DON GIOVANNI
Bravo!

LEPORELLO
Dico mille cose a Masetto per placarlo, per trargli
dal pensier la gelosia.

DON GIOVANNI
Bravo, in coscienza mia!

LEPORELLO
Faccio che bevano e gli uomini e le donne. Son già
mezzo ubbriacchi. Altri canta, altri scherza, altri
seguita a ber. In sul più bello,
chi credete che capiti?

DON GIOVANNI
Zerlina?

LEPORELLO
Bravo! E con lei chi viene?
 
DON GIOVANNI
Donna Elvira!

LEPORELLO
Bravo! E disse di voi -

DON GIOVANNI
Tutto quel mal che in bocca le venia.

LEPORELLO
Bravo, in coscienza mia.

DON GIOVANNI
E tu, cosa facesti?

LEPORELLO
Tacqui.

DON GIOVANNI
Ed ella?

LEPORELLO
Segui a gridar.

DON GIOVANNI
E tu?

LEPORELLO
Quando mi parve che già fosse sfogata,
dolcemente fuor dell’orto la trassi, e con bell’arte
chiusa la porta a chiave io mi cavai, e sulla via
soletta la lasciai.
 
Scena quarta
Il giardino della casa di Don Giovanni
(Zerlina, Masetto e contadini)


Recitativo

ZERLINA
Masetto, senti un po’! Masetto, dico...

MASETTO
Non mi toccar.

ZERLINA
Perché?

MASETTO
Perché mi chiedi? Perfida! Il tatto sopportar dovrei
d’una man infedele?

ZERLINA
Ah no! taci, crudele, io non merto da te tal
trattamento.

MASETTO
Come? Ed hai l’ardimento di scusarti? Star sola
con un uom, abbandonarmi il dì delle mie nozze!
Porre in fronte a un villano d’onore questa marca
d’infamia! Ah, se non fosse lo scandalo, vorrei -

(Partono i contadini.)
 
Scena quinta
LEPORELLO
Ah, cosa fate?

DON GIOVANNI
Mori, dico!

LEPORELLO
Ah, cosa fate?

DON OTTAVIO
(a Don Giovanni, pistola in mano)
Nol sperate!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA, DON OTTAVIO
L’empio crede con tal frode
di nasconder l’empietà!
(Si cavano la maschera.)

DON GIOVANNI
Donna Elvira!

DONNA ELVIRA
Sì, malvagio!

DON GIOVANNI
Don Ottavio!

DON OTTAVIO
Sì, signore!

DON GIOVANNI
Ah credete -
 
ATTO SECONDO
Scena prima
Una strada presso una locanda. Notte.

Duetto

DON GIOVANNI
Eh via, buffone, non mi seccar!

LEPORELLO
No, no, padrone, non vo’ restar!

DON GIOVANNI
Sentimi, amico -

LEPORELLO
Vo’ andar, vi dico!

DON GIOVANNI
Ma che ti ho fatto
che vuoi lasciarmi?

LEPORELLO
O niente affatto.
Quasi ammazzarmi.

DON GIOVANNI
Va, che sei matto!
Fu per burlar.

LEPORELLO
Ed io non burlo,
ma voglio andar.
(Leporello fa per partire.)
 
LEPORELLO
Purché lasciam le donne.

DON GIOVANNI
Lasciar le donne? Pazzo! Lasciar le donne! Sai
ch’elle per me son necessarie più del pan che
mangio, più dell’aria che spiro!

LEPORELLO
E avete core d’ingannarle poi tutte?

DON GIOVANNI
È tutto amore! Chi a una sola è fedele, verso
l’altre è crudele; io che in me sento si esteso
sentimento, vo’ bene a tutte quante; le donne
poiché calcolar non sanno, il mio buon natural
chiamano inganno.

LEPORELLO
Non ho veduto mai naturale più vasto, e più
benigno! Orsù, cosa vorreste?


DON GIOVANNI
Odi! Vedesti tu la cameriera di Donn’Elvira?

LEPORELLO
Io, no.
 
DON GIOVANNI
Non hai veduto qualche cosa di bello, caro il mio
Leporello; ora io con lei vo’ tentar la mia sorte; ed
ho pensato, giacché siam verso sera, per
aguzzarle meglio l’appetito di presentarmi a lei col
tuo vestito.

LEPORELLO
E perché non potreste presentarvi col vostro?

DON GIOVANNI
Han poco credito con gente di tal rango gli abiti
signorili.
(Si cava il proprio abito.)
Sbrigati, via!

LEPORELLO
Signor, per più ragioni -

DON GIOVANNI
Finiscila! Non soffro opposizioni!
(Fanno cambio del mantello e del cappello. Donna
Elvira appare alla finestra della locanda.)




Terzetto

DONNA ELVIRA
Ah taci, ingiusto core!
Non palpitarmi in seno!
È un empio, è un traditore,
è colpa aver pietà.
 
DONNA ELVIRA
Dunque creder potrò che i pianti miei abbian vinto
quel cor? Dunque pentito, l’amato Don Giovanni, al
suo dovere e all’amor mio ritorna?

LEPORELLO
Sì, carina!

DONNA ELVIRA
Crudele, se sapeste quante lagrime e quanti
sospir voi mi costate!

LEPORELLO
Io, vita mia?

DONNA ELVIRA
Voi.

LEPORELLO
Poverina! Quanto mi dispiace!

DONNA ELVIRA
Mi fuggirete più?

LEPORELLO
No, muso bello.

DONNA ELVIRA
Sarete sempre mio?

LEPORELLO
Sempre.
 
(Don Giovanni finge di uccider qualcheduno.)


DON GIOVANNI
Ih, eh, ah, ih, sei mor to!

DONNA ELVIRA, LEPORELLO
Oh, numi!
(Fuggono.)

DON GIOVANNI
Ha, ha, ha! Purché la sorte mi secondi; veggiamo!
Le finestre son queste; ora cantiamo.
(Prende un mandolino lasciato da Leporello e si
accompagna.)




Canzonetta

Deh vieni alla finestra, o mio tesoro,
deh vieni a consolar il pianto mio.
Se neghi a me di dar qualche ristoro,
davanti agli occhi tuoi morir vogl’io!
Tu ch’hai la bocca dolce più del miele,
tu che il zucchero porti in mezzo il core!
Non esser, gioia mia, con me crudele!
Lasciati almen veder, mio bell’amore!



Recitativo

DON GIOVANNI
V’è gente alla finestra: forse è dessa!
Zi, zi!
(Entra Masetto con contadini.)
 
MASETTO
L’iniquo, il scellerato mi ruppe l’ossa e nervi.


ZERLINA
Oh, poveretta me! Chi?

MASETTO
Leporello! o qualche diavol che somiglia a lui!

ZERLINA
Crudel, non tel diss’io che con questa tua pazza
gelosia ti ridurresti a qualche brutto passo? Dove
ti duol?

MASETTO
Qui.

ZERLINA
E poi?

MASETTO
Qui, e ancora qui!

ZERLINA
E poi non ti duol altro?

MASETTO
Duolmi un poco questo piè, questo braccio, e questa mano.
 
Scena seconda
Atrio oscuro in casa di Donna Anna

Recitativo

LEPORELLO
Di molte faci il lume s’avvicina, o mio ben;
stiamoci qui ascosi, finché da noi si scosta.


DONNA ELVIRA
Ma che temi, adorato mio sposo?

LEPORELLO
Nulla, nulla - certi riguardi, io vo’ veder se il lume
è già lontano.
(a parte)
Ah, come da costei liberarmi?
(forte)
Rimanti, anima bella!

DONNA ELVIRA
Ah! Non lasciarmi!
 
Sestetto

Sola, sola in buio loco
palpitar il cor mi sento,
e m’assale un tal spavento,
che mi sembra di morir.

LEPORELLO
Più che cerco, men ritrovo
questa porta sciagurata;
piano, piano, l’ho trovata!
Ecco il tempo di fuggir!
(Entrano Donna Anna e Don Ottavio.)

DON OTTAVIO
Tergi il ciglio, o vita mia,
e dà calma al tuo dolore!
L’ombra omai del genitore
pena avrà de’ tuoi martir.
 
Recitativo

ZERLINA
Dunque quello sei tu, che il mio Masetto poco fà
crudelmente maltrattasti!

DONNA ELVIRA
Dunque tu m’ingannasti, o scellerato, spacciandoti
con me da Don Giovanni!

DON OTTAVIO
Dunque tu in questi panni venisti qui per qualche
tradimento!

ZERLINA
A me tocca punirlo.

DONNA ELVIRA
Anzi a me.

DON OTTAVIO
No, no, a me.

MASETTO
Accoppatelo meco tutti e tre.
 
Aria

LEPORELLO
Ah, pietà, signori miei!
Ah, pietà, pietà di me!
Do ragione a voi, a lei
ma il delitto mio non è.
Il padron con prepotenza
l’innocenza mi rubò.
Donn’Elvira, compatite!
Già capite come andò.
(a Zerlina)
Di Masetto non so nulla,
(indicando Donna Elvira)
vel dirà questa fanciulla.
È un’oretta circumcirca
che con lei girando vo.
(a Don Ottavio)
A voi, signore, non dico niente,
certo timore, certo accidente,
di fuori chiaro, di dentro oscuro,
non c’è riparo, la porta, il muro,
lo...il...la...vo da quel lato,
e poi qui celato, l’affar si sa!
Ma s’io sapeva, fuggia per qua!
(Leporello s’avvicina alla porta e fugge.)



Recitativo

DONNA ELVIRA
Ferma, perfido, ferma!

MASETTO
Il birbo ha l’ali ai piedi!

ZERLINA
Con qual arte si sottrasse l’iniquo.

DON OTTAVIO
Amici miei, dopo eccessi sì enormi, dubitar non
possiam che Don Giovanni non sia l’empio
uccisore del padre di Donn’Anna; in questa casa
per poche ore fermatevi, un ricorso vo’ far a chi si
deve, e in pochi istanti vendicarvi prometto. Così
vuole dover, pietade, affetto!
 
Scena terza
LEPORELLO
Donnesche al certo.

DON GIOVANNI
C’è dubbio? Una fanciulla, bella, giovin, galante,
per la strada incontrai; le vado appresso, la prendo
per la man, fuggirmi vuole; dico poche parole, ella
mi piglia, sai per chi?

LEPORELLO
Non lo so.

DON GIOVANNI
Per Leporello.

LEPORELLO
Per me?

DON GIOVANNI
Per te.

LEPORELLO
Va bene.

DON GIOVANNI
Per la mano essa allora mi prende.

LEPORELLO
Ancora meglio.

DON GIOVANNI
M’accarezza, m’abbraccia: “caro il mio Leporello!
Leporello, mio caro!” Allor m’accorsi ch’era
qualche tua bella.
 
LEPORELLO
Oh maledetto!

DON GIOVANNI
Dell’inganno approfitto; non so come mi riconosce,
grida; sento gente, a fuggire mi metto, e pronto
pronto per quel muretto in questo loco io monto.


LEPORELLO
E mi dite la cosa con tanta indifferenza?

DON GIOVANNI
Perché no?

LEPORELLO
Ma se fosse costei stata mia moglie?

DON GIOVANNI
Meglio ancora!

LA STATUA DEL COMMENDATORE
Di rider finirai pria dell’aurora!

DON GIOVANNI
Chi ha parlato?

LEPORELLO
Ah, qualche anima sarà dell’altro mondo, che vi
conosce a fondo.
 
DON GIOVANNI
Taci, sciocco! Chi va là?
(Mette mano alla spade.)

LA STATUA
Ribaldo, audace! Lascia a’ morti la pace!

LEPORELLO
Ve l’ho detto!

DON GIOVANNI
Sarà qualcun di fuori che si burla di noi! Ehi, del
Commendatore non è questa la statua? Leggi un
poco quella iscrizion.

LEPORELLO
Scusate, non ho imparato a leggere ai raggi della
luna.

DON GIOVANNI
Leggi, dico!

LEPORELLO
“Dell’empio che mi trasse al passo estremo qui
attendo la vendetta.” Udiste? Io tremo!

DON GIOVANNI
O vecchio buffonissimo! Digli che questa sera
l’attendo a cenar meco!
 
LA STATUA
Sì!

LEPORELLO
Mover mi posso appena,
mi manca, o Dei, la lena!
Per carità, partiamo,
andiamo via di qua!

DON GIOVANNI
Bizzarra è in ver la scena,
verrà il buon vecchio a cena.
A prepararla andiamo,
partiamo via di qua!
(Partono.)
Scena quarta
Una camera in casa di Donna Anna

Recitativo

DON OTTAVIO
Calmatevi, idol mio! Di quel ribaldo vedrem puniti
in breve i gravi eccessi, vendicati sarem.

DONNA ANNA
Ma il padre, o Dio!

DON OTTAVIO
Convien chinare il ciglio ai voleri del ciel. Respira,
o cara! Di tua perdita amara fia domani, se vuoi,
dolce compenso questo cor, questa mano, che il
mio tenero amor...

DONNA ANNA
O dei, che dite in sì tristi momenti?

DON OTTAVIO
E che? Vorresti con indugi novelli accrescer le mie
pene? Crudele!
 
Scena quinta
DON GIOVANNI
Non capisco niente affatto.

LEPORELLO
Ta ta ta ta!

DON GIOVANNI
Tu sei matto in verità.
(Si sente battere alla porta.)

LEPORELLO
Ah, sentite!

DON GIOVANNI
Qualcun batte!
Apri!

LEPORELLO
Io tremo!

DON GIOVANNI
Apri, dico!

LEPORELLO
Ah!

DON GIOVANNI
Apri!

LEPORELLO
Ah!

DON GIOVANNI
Matto! Per togliermi d’intrico
ad aprir io stesso andrò.
 
LEPORELLO
Non vo’ più veder l’amico,
pian pianin m’asconderò.
(Entra la statua. Leporello s’asconde sotto la tavola.)

LA STATUA
Don Giovanni a cenar teco
m’invitasti e son venuto!

DON GIOVANNI
Non l’avrei giammai creduto;
ma farò quel che potrò.
Leporello, un altra cena
fa che subito si porti!

LEPORELLO
Ah padron! Siam tutti morti.

DON GIOVANNI
Vanne dico!

LA STATUA
Ferma un po’! Non si pasce di cibo mortale
chi si pasce di cibo celeste!
Altre cure più gravi di queste
altra brama quaggiù mi guidò!

LEPORELLO
La terzana d’avere mi sembra,
e le membra fermar più non so.

DON GIOVANNI
Parla dunque! Che chiedi? Che vuoi?
 
Epilogo
DONNA ELVIRA, DONNA ANNA, ZERLINA,

DON OTTAVIO, MASETTO
Ah, dov’è il perfido?
Dov’è l’indegno?
Tutto il mio sdegno
sfogar io vo’!

DONNA ANNA
Solo mirandolo
stretto in catene
alle mie pene
calma darò.

LEPORELLO
Più non sperate
di ritrovarlo,
più non cercate.
Lontano andò.

GLI ALTRI
Cos’è? Favella!
Via presto, sbrigati!

LEPORELLO
Venne un colosso,
ma se non posso -

GLI ALTRI
Presto favella, sbrigati!
 
libretto by Lorenzo Da Ponte