“Armida” – Act 3
by Gioachino Rossini libretto (Italian)
| ATTO TERZO |
| Giardino incantato, in cui mostrasi in tutto il suo aspetto la semplice natura. Piante abbondanti di frutta, siepi e cespugli pieni d’ogni sorta di fiori; acque correnti, altre stagnanti sulle quali veggonsi in moto diversi augelli; altri augelli di vivaci colori svolazzano d’albero in albero; da un lato alcune spelonche coperte di musco; il prospetto è limitato da amene colline e valli ombrose adiacenti. |
| SCENA PRIMA |
| Ubaldo, Carlo. UBALDO Come l’aurette placide Spiran fra l’erbe e i fiori! CARLO Par che d’amor favellino Lieti gli augei canori A noi d’intorno. UBALDO E l’eco che risponde... CARLO E il mormorio dell’onde... UBALDO e CARLO Tutto a noi par che dica: Sacro a natura amica Ecco il soggiorno. Ma no: d’orribil arte Questi gl’inganni sono; Dell’empio averno è dono Ciò che natura appar. Qui l’atro crine anguifero Scuoton le fiere Eumenidi, Che di velen mortifero Van Paure ad infettar. |
| UBALDO Oh quanto, amico, d’Ascalona al saggio Tenuti siam! Lungo tragitto parve A noi breve cammino. Fu soccorso divino Quest’aurea verga e questo scritto. CARLO In fuga Il serpente custode ed ogni fera Che ci contese il passo, Volger vedemmo. A compiere or ci resta Il desiato fin di nostra impresa. UBALDO Qui (lo scritto il palesa) Vedrem Rinaldo a un folle amore in preda. |
| CARLO Ah! voglia il ciel ch’ei ceda Agl’inviti d’onor. UBALDO Solingo è il loco. CARLO T’inganni. A noi sen viene Stuol di ninfe leggiadre. Odi concento... (Lenta armonia, che a grado a grado s’avvicina e rinforza). UBALDO Di fermezza e d’ardir quest’è il momento. |
| SCENA SECONDA |
| Larve in sembianze di ninfe, cantando e danzando. I precedenti. |
| CORO Qui tutto è calma, Delizia, amor; Qui trova un’alma Scampo al dolor. PARTE DEL CORO Qui l’atre sfere Non han potere, L’avverso fato Non ha vigor. ALTRA PARTE DEL CORO Questo è il beato D’amor soggiorno; L’età dell’oro Qui fe’ ritorno; Oh fortunato Chi vanta un cor! TUTTO IL CORO Qui tutto è calma, Delizia, amor; Qui trova un’alma Scampo al dolor. UBALDO Fuggite infernei mostri; ite onde usciste. (Scuotendo la verga d’oro, le larve spariscono). |
| SCENA TERZA |
| Carlo, Ubaldo. CARLO Nuovo portento! UBALDO Ah! possa Sgombrar così dal core Del misero Rinaldo un folle amore. CARLO Lo spero. Il ciel compirà l’opra. UBALDO Oh quanto Fia caro a Guelfo del nipote amato Il ritorno bramato! |
| CARLO Al campo tutto, Allo stesso Goffredo, Che punirlo volea, ch’or gli perdona, Fia gioia il riveder cotanto eroe... UBALDO Taci... Se non m’inganno, Da quel sentiero lento calpestio Parmi sentir. CARLO Sì... UBALDO Oh sorte! Vedilo. |
| CARLO È desso... Oh noi felici! UBALDO E seco Vien colei che lo asconde Prigioniero avvilito in queste sponde. CARLO S’incontri... UBALDO No. Per or meco ti cela. Colà fra quelle piante. CARLO Ma di mostrarci a lui... UBALDO Non è l’istante. (Si nascondono in una boscaglia). |
| SCENA QUARTA |
| Armida, Rinaldo, tenendosi per mano. ARMIDA e RINALDO Soavi catene, Se amore v’ordì, Per sempre al mio bene Mi unite così. ARMIDA O mio Rinaldo, ammira Quest’ameno soggiorno. Or, benché ardente Sirio si mostri in ciel, per opra mia La fiorita stagione E il pomifero autunno Si porgono le destre In questo fortunato asil campestre. |
| RINALDO Tutto mi fa beato, Ma più di tutto Armida, Purch’io viva sicuro Di sua costanza... ARMIDA E che! dubiteresti... RINALDO Così rara beltà, che far potria Un monarca felice... Real donzella... lungi Per mia cagion dal regno suo natio... ARMIDA Sul tuo cor non ho regno, e tu sul mio? E ciò non basta? Amor me vinse. |
| RINALDO E seco, Armida, gareggiasti Quando co’ vaghi rai m’imprigionasti. Anzi, maggiore è il tuo Del trionfo d’Amor; tutto potea Ei nume: tu mortal... Ma che favello? Mortal non è chi d’ogni cor può farsi Assoluta reina, Chi tanta in sé contien beltà divina. O pupille adorate. Mentre avvincete un cor, voi lo beate. Va superbo questo core De’ felici lacci suoi Nel provar, bei lumi, in voi Qual d’Amore è la virtù. E l’antica libertade In obblio per voi ripone, Se vuol farne il paragone Con sì bella servitù. ARMIDA Resta, mio ben. Degg’io per poch’istanti Lungi da te... RINALDO Come!... ARMIDA Non lieve cura Mi chiama altrove. Addio. In breve al fianco tuo mi rivedrai. (Parte). |
| SCENA QUINTA |
| Rinaldo. RINALDO Lo splendor di quei rai Se un sol istante io perdo, Parmi perder la pace... Ma qual altro splendor m’abbaglia il ciglio!... Armi son quelle... ed armi franche!... a stento A’ propri sguardi io credo... |
| SCENA SESTA |
| Ubaldo, Carlo, Rinaldo. UBALDO (a Carlo) Amico, inoltra il piè. RINALDO Cielo!... chi vedo! |
| UBALDO Avvilito guerrier, schiavo d’amore, Ubaldo e Carlo in noi rimira. Osserva qual ci veste le membra Onorevole incarco. E mentre il ferro Noi cinge, e mentre il brando Ci pende al fianco, adorno Veder dobbiam di rose e in bianchi lini Il più forte tra i Franchi e tra i Latini? RINALDO (Oh rimprovero amaro!) |
| CARLO Il campo tutto Impaziente aspira A innalzar di Siòn sull’alte mura L’augusto suo vessillo. Desta di tromba squillo Ogni soldato, anche il men forte; e solo Rinaldo, il pro’ Rinaldo, L’indomito guerriero, Sconosciuto sen vive e prigioniero? RINALDO Deh! amici... È ver, son io... Sono infelice!... Ma voi come qui tratti, Se quest’ermo sentier... UBALDO Virtù celeste, Non arte stigia, a noi servì di guida. CARLO Ceda l’iniqua Armida Al poter di quel Dio che al tutto impera. RINALDO Armida!... ella è il mio ben... CARLO Sogni? |
| UBALDO Deliri? In questo scudo espresso Mira di tua virtù tutto l’eccesso. (Scuopre uno scudo adamantino). RINALDO In quale aspetto imbelle Io me ravviso, oh stelle!... Qual di viltade oggetto!... Oh immenso mio rossor! (Rimane immobile e quasi fuori di sé). CARLO (Langue.) UBALDO (Sospira.) |
| CARLO (Geme.) UBALDO e CARLO (Sente d’onor già i moti. O Nume! i nostri voti Secondi il tuo favor.) UBALDO (a Rinaldo) Vedi qual reo governo Di te fa un empio affetto. CARLO S’hai cor bastante in petto, Resisti a tant’orror. |
| RINALDO (seguitando a guardarsi nello scudo) Qual di viltade oggetto!... Oh immenso mio rossor! CARLO Il tuo dover ti chiama. UBALDO Gloria a pugnar t’invita. UBALDO e CARLO La tromba della fama Ridesti il tuo valor. |
| RINALDO Cessate... oimè! cessate... Che barbaro tormento! Io vile?... No: rammento Che son Rinaldo ancor. (Si squarcia e getta ogni fregio di mollezza). UBALDO e CARLO Or sì, che in te ritrovo L’eroe qual fosti ognor. RINALDO (Ah! qual contrasto io provo Di duol, di gloria e amor!) |
| UBALDO e CARLO Vieni. RINALDO Vi seguo... (Oh dio! Lasciarla mai poss’io!) CARLO A che t’arresti? RINALDO Armida! Per te mi manca il cor... UBALDO e CARLO Severa omai ti sgrida La voce dell’onor. |
| (Breve pausa). RINALDO Unitevi a gara Virtude, valore, Per vincere amore Che affanno mi dà. (Breve pausa. Frattanto Rinaldo alza gli occhi al cielo in atto d’implorarlo). Ma un raggio improvviso Quest’alma rischiara... Ah! sì, ti ravviso Celeste bontà. UBALDO e CARLO Splendor degli eroi, T’invola con noi; Del ciel si dichiara Per te la pietà. (Partono). |
| SCENA SETTIMA |
| (Armida frettolosa e sbigottita.) ARMIDA Dov’è?... dove si cela?... Eppur poc’anzi Qui lo lasciai... Son fuor di me! Sen giace Là sulla soglia il fier custode estinto... Oh stelle! il mio poter fia dunque vinto? Vadasi... Ma che vedo! Due guerrier di Goffredo!... Oimè! Rinaldo Segue i lor passi... Fermati... L’affanno Mi tronca i detti... Senti... Perfido! non m’ascolta... Ebben, d’Averno La possanza s’invochi. Furie, udite: (scuote la verga magica) Per la tremenda Dite, a me si guidi Quel traditor. |
| (Pausa). Ma voce non risponde Dalle infernali sponde. Oimè!... fatal momento!... Che fo?... Seguiam l’infido... Oh fier tormento! (Parte veloce). Esterno del palagio d’Armida. |
| SCENA OTTAVA |
| Ubaldo, Carlo, Rinaldo. UBALDO Sia lode al ciel, da quelle inique mura Uscimmo al fin. |
| CARLO Breve cammin ci resta; Vadasi al palischermo. RINALDO Amici, ah! voi, Per pietà, rinfrancate Questo debole cor. Solo non basto Me stesso a superar. CARLO Veloce al lido, Vieni, volgasi il piè. ARMIDA (da lontano) T’arresta, infido! |
| RINALDO È dessa... Oh dio!... l’udiste? CARLO Di coraggio, Amico, armar ti dei. RINALDO Oimè! UBALDO Ti giovi l’ascoltar costei. Se resisti a’ suoi vezzi, Alle lagrime sue, Il più grande a ragion sei degli eroi. |
| SCENA NONA |
| (Armida frettolosa; i precedenti.) ARMIDA Ed è pur vero?... e abbandonarmi vuoi? Crudel! RINALDO Vuole il destino Ch’io da te volga il piè... Gloria m’invita Al campo dell’onore... ARMIDA E gloria fia Tradir l’amor, la fé? |
| RINALDO (partendo) Dolce memoria Per me sempre sarai... Rimanti in pace... (Ah! mi si spezza il core.) ARMIDA (trattenendolo) Pace! e pace trovar può il mio dolore? UBALDO (sotto voce a Rinaldo) Resisti. CARLO (come sopra) A lei nascondi L’affanno, il duol. |
| ARMIDA Parti, se vuoi; sol chiedo I tuoi passi seguir... (Rinaldo leggermente la respinge, voltando il viso per celarle il suo turbamento, ed è in atto di partire). ARMIDA (seguitandolo) Qual più ti piace Di me dispor potrai; se pur ti è grato, Ancella umil raccorcerò la chioma, Or che a te fatta è vile. In aspetto servile Ti seguirò dove l’ardor guerriero Fia che più ferva. Sento Per condurti i destrieri e portar l’armi In me vigor bastante; Mi avrai fedel seguace e non amante. RINALDO (sotto voce a’ due compagni) Oimè! quai detti. UBALDO (come sopra a Rinaldo) Inganni. CARLO (come sopra) Insidie. |
| ARMIDA E taci?... Sì, qual più vuoi, sarò scudiero o scudo. Forse guerrier sì crudo Non vi sarà che, per ferirti, voglia Passarmi il sen... Ma parla. RINALDO Armida, è tempo Che pongasi in obblio I miei, gli errori tuoi. Resta... (Partendo). ARMIDA Deh! ferma E non gemi? RINALDO (Che pena!) ARMIDA E asciutto il ciglio Serbi ancora, spietato? Ed hai cor di lasciarmi in questo stato? |
| Se al mio crudel tormento Segno di duol non dai, Tu non avesti mai Scintilla di pietà. Barbara tigre ircana A te donò la vita, E l’alma tua nutrita Fu ognor di crudeltà. RINALDO (sospirando e partendo) Cangiar non puoi tua sorte: Non la poss’io cangiar. ARMIDA (trattenendolo) Ah! dammi almen la morte: Da’ fine al mio penar. |
| UBALDO e CARLO (a Rinaldo) Resisti omai da forte. UBALDO Vieni. CARLO Risolvi. UBALDO e CARLO Al mar. RINALDO Addio... ARMIDA Senti, idol mio!... Un sol istante io chieggo... UBALDO Non più. |
| CARLO (trascinando Rinaldo) Partir conviene. ARMIDA Vacilla... il piè... non reggo... Mi sento... oh Dio!... mancar... (Cade priva di sensi). (Rinaldo, che si sarà allontanato, retrocede in fretta). RINALDO Armida!... amato bene!... Deh! si soccorra UBALDO e CARLO Al mar. (Lo conducono a forza). |
| SCENA DECIMA |
| Armida. Allontanato Rinaldo, ella insensibilmente rinviene, quindi si alza, guarda intorno e dice: ARMIDA Dove son io!... Fuggi! Lasciarmi, oimè! così Poté l’ingrato? E vivo ancora?... e palpiti Mio desolato core?... (si aggira incerta) Che fo?... Vendetta... Amore... Di voi chi udir dovrò?... Del mio trovar si può Più atroce stato! |
| (Rimane concentrata ne’ suoi pensieri). (Frattanto sorge una larva in sembianza della Vendetta). Vendetta... (scuotendosi) Ah! sì, ti miro: Te sola invoco: vieni... (Mentre vuole avvicinarsi alla larva suddetta, sorge altra larva sotto le forme dell’Amore, sospiroso e piangente). Amor... con quel sospiro Perché il mio sdegno affreni?... Forse spietato sei, Sebben tu piangi, Amor. |
| (Verso la Vendetta). Forse pietade è in lei Cinta benché d’orror. (Pensa alquanto, poi corre alla prima larva). È ver... gode quest’anima In te, fatal Vendetta. Da me repente involati Perfido Amor; t’affretta. (Sparisce la larva dell’ Amore). Se al mio poter, voi Furie, Sorde non siete ancor, Ad inseguir traetemi Un empio, un traditor. |
| SCENA ULTIMA |
| (Coro di demoni, recando il carro d’Armida tirato da draghi.) CORO Paga sarai. ARMIDA Distrutto Tutto qui resti, tutto. (I demoni, armati di faci, eseguiscono, e la scena ritorna nel primo orrore). ARMIDA e CORO S’altro non può, l’Averno T’ispiri il suo furor. (Armida ascende il carro e s’innalza a volo tra i globi di fiamme e di fumo. Cala il sipario). |